La Russia è incinta dell’Ucraina

Altro articolo interessante. La Russia è incinta dell’Ucraina. Putin ha fallito il tentativo di abortirne la nascita e questo fallimento potrebbe portarlo alla rovina.

Two Odessa girls are sitting in a café.

One says “Sara, can you believe it? Abraham absolutely refuses to speak Russian.”

“Why?”

“He’s afraid the Russians will come to Odessa to defend him.”

 

Gas vs Wind

Interessante articolo dell’Economist. Comparando i costi delle varie energie rinnovabili vien fuori che a tutt’oggi l’energia solare e quella eolica sono ancora economicamente troppo costose per poter veramente rimpiazzare carbone e gas. Ed il nucleare resta quella più vantaggiosa per abbattere l’effetto serra – al di là dei rischi insiti in tale tecnologia.
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Seven solar plants or four wind farms would thus be needed to produce the same amount of electricity over time as a similar-sized coal-fired plant
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500px e Lytro

Come i miei lettori ben sapranno, seguo con interesse – e qualche perplessità – l’evoluzione della tecnologia di Lytro. Il vero problema che ha rallentato la diffusione di questa novità è stata anche la mancanza di un palco da cui promuovere facilmente questo nuovo concetto di fotografia. Ecco allora che collaborando con 500px è stata aperta una pagina dedicata a Lytro.

Collegandosi direttamente al sito di 500px si potrà interagire con le immagini spostando in post produzione il focus delle immagini dal primo piano alle immagini sullo sfondo.

Certo una partnership con un social network generalista (Facebook, Twitter) renderebbe più fruibile la tecnologia. Comunque anche così è una gran bella vetrina e continuo a seguire con interesse l’evoluzione di Lytro.

La SIAE vaneggia

Alcune persone non brillano per acume. Dopo il Ministro Franceschini – o chi per lui gestisce il suo profilo Twitter – è la SIAE stessa a dimostrarci come quello guidato da Gino Paoli sia un carrozzone degno solo di essere smantellato. Probabilmente completamente avulsi – al pari di Franceschini – dalla realtà anche costoro avevano pensato che un ulteriore innalzamento della tassazione sarebbe stato assorbito dalle aziende a proprio unico discapito. Sul loro sito oggi campeggia questo comunicato stampa: siae_doganaLa cosa divertente è che, vendendo Apple direttamente i propri dispositivi, il margine di guadagno e le spese fisse di commercializzazione restano più o meno quelle. Quello che cambia maggiormente da paese a paese è il regime di tassazione. Tant’evvero che chi comprasse un iPhone all’estero dovrebbe dichiararlo in dogana per pagare il sovrappiù di tasse. Ne consegue che SIAE si sta ripromettendo di evadere le imposte doganali italiane! E’ ovvio che il termine utilizzato si riserva va’ inteso come: la stò sparando grossa perché non so come giustificarmi. Resta comunque la dimostrazione della totale inadeguatezza di SIAE a rappresentare un mondo a cui sta procurando solo danni – ricordo di sfuggita come SIAE spenda molti soldi per combattere la pirateria informatica in un mondo che ormai usufruisce dei contenuti in streaming o come il concetto di copia privata sia ormai obsoleto e non rispecchi più l’utilizzo che si fa dei moderni dispositivi di memorizzazione.

Franceschini e l’equo compenso

Completamente distaccato dal mondo reale, inconsapevole del meccanismo di formazione dei prezzi nel commercio, unico in Italia – forse – che non abbia contezza della enorme pressione fiscale presente nel nostro paese, il Ministro della Cultura Dario Franceschini replica alle polemiche sull’enorme ed ingiustificato incremento della tassazione dei dispositivi tecnologici con questo tweet:

Vien proprio da chiedersi in che mondo viva. E se non sia il caso che si trasferisca definitivamente in tale mondo, no? Il dramma è che Franceschini – che dovrebbe tutelare gli interessi dei cittadini ed al massimo avere una posizione equidistante tra le parti – risulta completamente schiacciato sulle posizioni della SIAE. Vi rimando a questo articolo di Mantellini per approfondire un po’ la questione.

libri

L’eredità dei grandi imperi

Quando la Prima Guerra Mondiale finì lasciò solo macerie e morti. Quattro imperi dissolti: Germania, Austria-Ungheria, Impero Ottomano e Russia zarista.

Vincitori fasulli come la Francia, che non si accorse di aver ottenuto una vittoria di Pirro. E soprattutto milioni e milioni di morti e mutilati. Un’intera generazione spazzata via nelle carneficine della guerra di trincea. 

Il vero cambiamento che introdusse la Grande Guerra – chiamata così perché alla sua fine nessuno voleva immaginare che ce ne potesse essere un’altra – fu l’introduzione nel diritto internazionale del “desiderio di vendetta”. Un mutamento epocale dovuto alla crescita della società civile sconvolta da un conflitto così esteso.
Per secoli il diritto penale ed i concetti di bene e male erano stati esclusi dalle relazioni internazionali. Le guerre erano terminate con amnistie ed atti di perdono reciproco. Il diritto all’oblio era conditio sine qua non ristabilire normali rapporti tra i popoli dopo i conflitti. Il trattato di Versailles interpretò il nuovo spirito dei tempi, condannando moralmente la Germania per lo scoppio della guerra. Fu quel trattato a gettare i semi per la deflagrazione successiva dell’Europa.
Il numero di Limes dedicato alla Grande Guerra va letto senza se e senza ma.