Le Vie dei Canti

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Eccomi di ritorno dall’Australia. E, nella foto, ecco il suo simbolo per antonomasia: Ayer’s Rock. O, come lo chiamano gli aborigeni: Uluru.

Prima di iniziare il mio classico diario di viaggio però, alcune considerazioni di ordine generale.

Intanto in Australia tutto è grande. La barriera corallina è grande. Le distanze tra le città sono grandi. I canyon ed i parchi sono grandi. Addirittura i camion sono grandi: nel deserto le motrici trainano tre o quattro rimorchi. Li chiamano road trains. Questo fatto, che tutto è grande, va sempre considerato quando si organizza un viaggio nella terra dei canguri. I giorni non bastano mai – anche perchè fuori città si guida solo con la luce per evitare di investire i canguri, animali notturni. In Agosto si affrontano tutti i climi, dal freddo del sud (dai 4 di minima ai 20 di massima) al caldo umido di Darwin (roba come 36 gradi più l’afa!) passando per le accentuate escursioni termiche del deserto (si passa da 24 a 4 gradi in meno di un’ora dal tramonto).

Gli australiani parlano inglese. Ma per rendervi la vita complicata lo condiscono con un bel accento marcato. A volte si capiscono solo tra di loro :-) Ah, dimenticavo… Si mangia bene in Australia. Strano per un paese britannico, no?

Foto e filmati li trovate o su Flickr/Youtube o su Facebook. Ed ora, a seguire… il diario.

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Che la festa cominci

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Divertente, scanzonata ed allucinata novella di Ammaniti. Tra le follie e le futilità del jet set nostrano, gli assurdi componenti di una setta satanica da quattro soldi e l’amore dell’autore per Villa Ada a Roma, si dipana una trama divertente e piena di colpi di scena. Gustosissimo!

Prima di morire addio

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Vargas mi piace per il commissario Adamsberg. Si dice che i personaggi letterari vivano di vita propria. Così dev’essere visto l’abisso di questo romanzo – con protagonisti diversi – con i libri di successo della Vargas. Quì tutto cambia. La storia è scialba, i personaggi surreali, tutto si trascina noiosamente verso un finale banale.

Non è un paese per vecchi

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Avevo già visto il film dei fratelli Cohen e, a posteriori, mi sono meravigliato per quanto siano riusciti a traspondere la trama e le atmosfere del romanzo. McCarthy, con la sua prosa asciutta e grazie al racconto in terza persona dei pensieri dello sceriffo Bill – è lui quello che invecchia in un paese non più per lui – crea un western eccezionale. Un libro sapientemente costruito che ti coinvolge dall’inizio alla fine e ti lascia pensare a lungo una volta terminato.