Malafede

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Casa. Questo romanzo è ambientato nel mio quartiere. Periferia di Roma, sulla via verso il mare. Periferia tranquilla, periferia verde. Poco traffico tra le strade, a meno che tu non debba andare la mattina al lavoro verso l’EUR! Tanta gente, molti giovani, coppie, famiglie che crescono.

Quì viene a vivere Giordano. Viene da Taranto ed ha una missione nella vita. Giordano cerca la felicità, ma non per se. Cerca la felicità per la sua compagna Vittoria e per il padre. Ma la felicità del nostro prossimo spesso non è quella che noi immaginiamo per loro.

Assorbito dai problemi della vita nella metropoli, schiacciato dal suo innato ottimismo, si scontra col mondo che lo circonda, con gli affetti e col quartiere, da lui sublimato a rifugio dai mali che lo circondano. Giorno dopo giorno la sua vita passa dalla normalità al disastro, per risolversi con un finale onirico – un po’ troppo per i miei gusti – che ci dà la misura delle difficoltà di una generazione in cerca di stabilità.

Il cimitero di Praga

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L’opera di Eco non è trascurabile. Riuscire a legare con un filo conduttore unico i vari rigurgiti antisemiti ed antimassonici del fin de siecle non è impresa da tutti.
Certo i salti temporali confondono e la messe di personaggi che entrano ed escono dalla storia, per riaffacciarvisi a volte più tardi, è notevole e metterebbe in difficoltà chiunque.
Il problema di fondo però è la – scontata forse – monotematicità della storia. Sia le argomentazioni antimassoniche che quelle antisemite si ripetono con poche vere varianti, varianti sempre più iperboliche, ma sempre simile ed alla fine scontate. Non è colpa di Eco, è la Storia, ma tant’è: a metà libro l’interesse scema sensibilmente. L’ho finito di leggere solo per inerzia…

La principessa di ghiaccio

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Il filone svedese mi incuriosisce, sia per le ambientazioni “glaciali”, sia per la tendenza a mettere in mostra l’ipocrisia della società modello del welfare. Il romanzo è pieno di buoni spunti, alcuni sviluppati meglio, altri peggio. Belli i siparietti tra le incertezze personali dei protagonisti e le maschere pubbliche o di circostanza che indossano.
Come prevedibile mi sono trovato in difficoltà con i nomi nordici, soprattutto per identificare i personaggi. Sono grato all’autrice per non aver seguito Larson nella sua deriva per i nomi delle vie. In Uomini che odiano le donne li saltavo a piè pari. Resta invece la mania di citare la marca di ogni oggetto. Mah…
Una chicca sulle diverse abitudini tra i latini ed i nordici la voglio citare. La frase diceva: volendo abbagliare un uomo con le proprie doti culinarie, la panna ed il burro sono ingredienti irrinunciabili. In Svezia sicuramente. Quì lo stendi un uomo con una cucina così pesante :-)
Il libro mi è piaciuto, anche se per essere un giallo era un po’ debolino. Quasi sempre il lettore si trova un passo avanti all’investigatore. Però si legge bene e non è poco.

Che la festa cominci

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Divertente, scanzonata ed allucinata novella di Ammaniti. Tra le follie e le futilità del jet set nostrano, gli assurdi componenti di una setta satanica da quattro soldi e l’amore dell’autore per Villa Ada a Roma, si dipana una trama divertente e piena di colpi di scena. Gustosissimo!

Prima di morire addio

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Vargas mi piace per il commissario Adamsberg. Si dice che i personaggi letterari vivano di vita propria. Così dev’essere visto l’abisso di questo romanzo – con protagonisti diversi – con i libri di successo della Vargas. Quì tutto cambia. La storia è scialba, i personaggi surreali, tutto si trascina noiosamente verso un finale banale.