La chiesa in borgata

Oggi dalla mailing list di Google vengo a sapere che il Corriere della Sera dimostra grazie a Giuseppe Pullara quello che da tempo vado sostenendo. Cioè che se l’informazione in Italia viene ritenuta dai più superficiale e quindi insufficiente, spesso la colpa è proprio dei signori giornalisti, che tutto fanno, meno che prima verificare le notizie e solo poi commentarle.

Vengo quindi oggi a sapere da questo Pullara che vivo in una borgata dal carattere maledetto e desolato, che verrà fortunatamente risanata dalla nuova chiesa. Addirittura un quartiere privo di coscienza e di buone intenzioni, per il nome che porta e per la forma che gli è stata data. Ecco… A parte la totale ignoranza del Pullara sul nome del quartiere (noi Giardino di Roma – il quartiere dietro le Terrazze del Presidente Malafede), che razza di forma strana ha il quartiere? Palazzine basse e distanti, verde, una struttura raccolta che favorisce l’incontro delle persone… certo, una piazza vera non ce l’abbiamo come, che so, a Re di Roma. Ma nemmeno tutto quello smog e quel traffico. Mica si può avere tutto, no?

Molto soggettivo poi il profondo e doloroso senso di straniamento che nasce in lui  dalla quasi assoluta identità delle case. Quando venni a vivere quì anche a me sembrava strano. Dopo tre mesi ho iniziato ad apprezzare gli ocra tenui del quartiere. Questione troppo soggettiva per dargli una valenza positiva o negativa. Chissà poi ‘stò Pullara dove vive. Magari a Trastevere, con l’immondizia per strada ed i punk-a-bestia agli angoli. Noto comunque che Pullara non è nuovo a polemiche. Tutto pur di far parlar di se, vero?

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