La regressione del PD

Mio malgrado debbo fare qualche considerazione anche un po’ pesante sull’intelligenza politica di taluni che aprono bocca solo per sparate retoriche.

L’ultima di Franceschini è eclatante: laddove c’è un lavoratore, un povero o un disoccupato lì ci deve essere un progressista, ma è  in linea con le altre dichiarazioni da lui fatte. Linee programmatiche difensive, non di chi guarda avanti, ma di chi si compiace dello status quo e vorrebbe puntellarlo. Peccato che è uno status quo insoddisfacente.

Non io, ma la Storia racconta cose diverse. E forse è il caso di rammentarle queste cose, questi avvenimenti, prima di fare ulteriori considerazioni.

Negli anni ’80 iniziò il ciclo economico che s’è concluso nel 2008. 28 anni di crescita economica che hanno portato il mondo occidentale ad un livello di benessere mai raggiunto da alcuna civiltà prima di lui. E dire che, facendo il dovuto rapporto ai tempi, alle tecnologie, ecc., l’Impero Romano ed il Celeste Impero avevano garantito ai propri territori un periodo di pace ben superiore a quello che viviamo noi, iniziato solo dal 1946.

Negli anni ’80 c’erano molte idee, molti progetti da sviluppare che richiedevano una quantità enorme di risorse. E per procurarle Stati Uniti ed Inghilterra in primis, seguiti man mano dagli altri europei, hanno tolto le briglie alle loro economie. Andando contro il detto popolare/populista di togliere ai ricchi per dare ai poveri, hanno detassato ed incentivato le imprese, hanno stimolato il mercato a darsi regole proprie in linea con le esigenze del momento. Limitando lo Stato a vigile controllore delle regole e non più, come prima, a giocatore in campo.

Secondo la dottrina socialista, imperante al tempo e concretizzatasi nel blocco sovietico, tale operazione avrebbe creato una ristretta oligarchia di straricchi ed una enorme massa di indigenti. Punta di diamante delle critiche di ieri e di oggi è il sistema sanitario americano. Privato per la maggior parte. Se non puoi pagare, o perchè al momento sprovvisto di carta di credito o perchè non sei coperto da una assicurazione sanitaria, non vieni nemmeno accettato dal pronto soccorso. Tutto vero. Peccato che ogni volta che si affronta l’argomento si trascuri di parlare di Medicare/Medicaid, il servizio di sanità pubblico dedicato agli indigenti. Il grosso degli americani è più ricco di noi per cui non ne può usufruire. Ma è un sistema al livello del nostro. Penoso – con qualche eccezione – ma pubblico.

Il risultato pratico fu che la classe media americana divenne maggioranza nel paese. Un paese di persone benestanti, con molti ricchi e molti che riuscivano a salire nella scala sociale.

All’opposto furono le dottrine socialiste a creare un’oligarchia di burocrati agiati e masse di operai ai limiti della sussistenza. Come andò poi a finire nel blocco sovietico è noto.

Torniamo ai giorni nostri e aggiorniamo lo scenario.

Oggi c’è questa crisi e siamo tutti in difficoltà. Come uscirne?

Guardandoci indietro la ricetta sembra quella.

Non abbandonare chi è in difficoltà. Certo. Ma stimolare chi l’economia può rimetterla in moto. Se viviamo in una economia basata sulla domanda e sull’offerta dovremmo aiutare aziende e ceto medio. Sono loro che producono merci e le comprano. Non sarà certo il pensionato al minimo a comprarsi la macchina nuova o l’iphone. Non bisogna abbandonarlo. Ma sarà sempre la classe media a riattivare i consumi.

E soprattutto più che dare sussistenza a chi resta senza lavoro -  e non dico che gli ammortizzatori sociali non servano – sarebbe il caso di evitare che il lavoratori lo perdano il lavoro.

In conclusione è normale che un sindacato voglia manifestare per tutelare i suoi iscritti, per preservarne la condizione attuale, anche rischiando di comprometterne il futuro. Meno comprensibile è la scelta dei politici che, al contrario, dovrebbero guardare a dinamiche dominanti a lungo termine.

One thought on “La regressione del PD

  1. La Storia insegna che tutte le civiltà, anche le più progredite, sono destinate prima o poi a chiudere il proprio ciclo, chi più lentamente e chi in modo tumultuoso: è come se insito nell’uomo vi fosse una volontà di autodistruzione che ad un certo punto si manifesta senza alcuna possibilità di controllo.
    A contribuire a questa autodistruzione vi sono fatti esterni ed interni.
    La capacità di reagire al corso naturale è un fatto interno e dipende innanzitutto dalla capacità di ciascuno a farsi rappresentare da leader preparati, che possiedono la visione, che abbiano il “dono” di occuparsi di politica unicamente per contribuire allo sviluppo della comunità, paese, nazione.
    Costoro devono essere in grado di coagulare interessi, aggregare gruppi, governare istituzioni, perché è la connessione sociale che formerà la nuova classe dirigente. Chi agisce isolato, forse dirà cose vere e farà cose giuste, ma non otterrà lo scopo.

    Se non si supereranno i vecchi schemi, del tipo:
    a) il sindacato deve fare il proprio lavoro, cioè difendere i lavoratori e pensionati iscritti,
    b) il mondo moderno è basato sul capitalismo libero (leggasi sfrenato), dove vale di più chi guadagna di più,
    c) la legge della domanda/offerta decide su chi deve vivere o morire;
    d) continuare a finanziare ed alimentare le stesse istituzioni bancarie e fondi monetari internazionali, con nuova stampa di moneta che va ad incrementare il debito pubblico (quindi i nostri debiti) già a livelli mostruosamente elevati,

    ecco che l’autodistruzione diventerà più concreta.

    Alla fine, se un meteorite ci distruggerà, non dipenderà da noi.

    Antonio gliro

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