Sud Africa

Quest’estate sono stato per la prima volta in Africa. Erano anni che volevo andare più che in Africa, proprio in Sud Africa. Chi c’era già stato me ne aveva sempre parlato bene, un mix tra l’Africa vera con i suoi safari e degli scenari che più facilmente appartenevano all’Inghilterra che a quel continente. Insomma un posto così inusuale che meritava di essere visitato.

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E, da come si intuisce dalla foto, si, con un contributo enorme della dea bendata ho avuto la fortuna di incontrare durante un safari proprio lui, il Re Leone, bello e pacioso a bordo strada. Un’emozione grandissima 🙂

Per chi volesse subito vedere le foto, le trovate su Flickr a questo link. Oltre che con la reflex, ho scattato qualche foto anche con l’iPhone e l’app Hipstamatic. Mi piace l’idea di scattare anche foto old style, ma ancora debbo trovare il tema giusto per esserne veramente soddisfatto. Comunque trovate anche questo album sperimentale su Flickr, a quest’altro link.

E adesso un breve racconto del viaggio. Sempre con Avventure nel Mondo, in 12, due pulmini da sei persone. Guidavamo noi, guida a destra, cambio manuale. Un po’ complicato all’inizio, poi ci si abitua.

Abbiam volato comodi, con Emirates. Complice la nostra ora legale e la loro ora solare, non c’era differenza di fuso orario tra Italia e Sud Africa. Personalmente è la prima volta che faccio un viaggio così lungo ed al ritorno non debbo patire il jet lag. Ottimo direi!

Siamo atterrati a Johannesburg ma abbiamo preferito evitare di dormire lì. Le grandi città del Sud Africa sono diventate posti poco sicuri. E’ uno stato ricco ed attira una forte emigrazione dalle nazioni confinanti: Mozambico, Zimbabwe, Angola. Persone a volte disperate, ex guerriglieri in cerca di fortuna. Troppe testimonianze di rapine a mano armata e furti ci hanno fatto preferire Soweto. Nella township nera siamo stati ospiti di queste signore rimaste vedove, che ci hanno fatto cenare e a due a due ci hanno fatto dormire nelle loro case.

Non proprio una residenza di lusso :-)

Ovviamente non eravamo in appartamenti di lusso, tutt’altro. Ma ci ha fatto piacere per una sera condividere qualcosa con queste persone. Io ho dormito nel posto che vedete sopra, presso una signora che si chiama Lulu. La doccia di prima mattina è stata un po’ retrò, come le foto di Hipstamatic. Lulu mi ha versato un pentolone di acqua bollente nella vasca da bagno, mi ha aperto l’acqua fredda e mi ha augurato buon bagno! 🙂

Da Johannesburg siamo risaliti verso nord-est per andare nel Parco Kruger. In Sud Africa è inverno adesso, ma nel Kruger faceva sufficientemente caldo il giorno da restare in pantaloncini e maglietta. Il Kruger è enorme ed è avaro. Non ti concede facilmente di vedere i suoi animali. Poche strade asfaltate e molte in terra battuta. E’ proibito scendere dall’auto – anche gli erbivori innervositi possono essere pericolosi, non solo i carnivori. Non si può andare oltre i 50 km all’ora. Tre giorni e due notti nel Kruger. Abbiam dormito nei campi recintati all’interno del parco. I campi sono resort. Recintati vuol dire: muro di cinta, filo spinato, rete elettrificata. Insomma gli animali non entreranno mai li dentro.

Il safari è stata un’esperienza ammaliante, emozionante. Sarà che fin da bambini abbiamo una confidenza immaginifica con gli animali africani, ma vedere dal vero, lì nella savana, giraffe, leoni ed elefanti, zebre, gnu ed ippopotami ti lascia elettrizzato e con un sorriso da un orecchio all’altro che difficilmente si spegne.

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Non bisogna avvicinarsi troppo però. Il signore qui sopra stava mangiando qualche foglia a bordo strada e noi ci siam fermati vicino a lui per scattargli, emozionati, qualche foto. Non ha gradito, ha sbuffato, è avanzato, con la proboscide ha buttato a terra un paio di rami… e noi ci siam diligentemente allontanati!!!

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Nei campi organizzano anche dei safari notturni – molto belli, abbiam visto anche tre leopardi – e dei safari all’alba che però si sono rivelati poco attraenti. Vedi gli stessi animali che poi vedrai di giorno, con una pessima luce per le foto e un freddo cane visto che la notte la temperatura cala enormemente.

Alla fine tre giorni non mi son bastati. E nemmeno il mio obiettivo 18-200. Mi ripropongo di dedicarmi ad un viaggio più naturalistico con un tele adeguato. Magari Tanzania o Zambia. La D90 si è comportata bene invece, settata con la modalità multiscatto per immortalare gli animali riottosi a mettersi in posa… 🙂 La luce migliore era quella del pomeriggio. Dalle 15 alle 18 era morbida e calda, la classica luce del tramonto ma dilatata per tre ore. Fantastico.

Durante il viaggio siamo stati anche in altri parchi, in Swaziland e di nuovo in Sud Africa, vicino St. Lucia. Ma nessuno di loro è stato all’altezza del Kruger.

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Il nord del Sud Africa è, come ho accennato, molto Africa come usi e costumi della popolazione. Quello che ci colpiva era che le strade erano sempre costeggiate da persone in viaggio. A piedi percorrevano chilometri e chilometri. Da dopo pranzo al tramonto i bordi delle strade erano percorsi dai ragazzi che tornavano da scuola. Anche loro chilometri e chilometri a piedi. Ci siam sempre chiesti quanto tempo potessero passare in aula se anche al mattino avessero dovuto camminare così tanto tempo per raggiungere le loro scuole.

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Un’altra cosa che ha costantemente attirato la nostra attenzione erano le difese passive delle abitazioni. Premesso che non abbiamo mai avuto alcun problema di sorta durante il viaggio, la recinzione base di una casa era costituita da filo spinato. I bianchi poi andavano oltre, spesso avendo le case circondate da un muro di cinta sovrastato da una rete elettrificata. E questo sia in campagna, sia nelle cittadine, sia a Città del Capo.

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Comunque tornando al viaggio, dopo aver lasciato il Kruger siamo passati in Swaziland per poi ritornare in Sud Africa e concludere così la zona dei parchi. Un paio di giorni a St. Lucia, sull’Oceano Indiano per riposarci un po’ e poi su, sui Monti Drakensberg.

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Siamo stati molto fortunati perchè in concomitanza con il nostro arrivo sui Drakensberg, c’è stata la più grossa nevicata degli ultimi quindici anni. Non sapendolo ci siamo però accorti che doveva essere qualcosa di eccezionale perchè vedavamo un sacco di gente andare a giocare bordo strada a palle di neve! Comunque ha nevicato o piovuto solo di notte, lasciandoci liberi di proseguire il nostro viaggio. Siamo quindi entrati in Lesotho, per raggiungere la valle di Malealea, 2000 metri circa.

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Un freddo la notte per fare queste foto… brrrrr… senza contare che in Sud Africa usano poco i riscaldamenti. Hanno spesso queste piastre elettriche al muro che riscaldano solo se stesse. A Malealea poi alle dieci di sera staccavano il generatore per cui via luce e inutili piastre elettriche. Comunque il giorno dopo abbiam fatto una passeggiata nella valle sui tradizionali pony del Lesotho, dopodichè di nuovo in Sud Africa per raggiungere la costa dell’Oceano Indiano e, percorrendo la costiera Garden Route scendere fino al Capo di Buona Speranza.

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Appena arrivati sulla costa, a Jeffrey’s Bay, abbiamo realizzato che era sabato. E allora, cena a casa e poi serata in discoteca, no? Da bravi ex sudditi di Sua Maestà britannica, anche i sudafricani mantengono degli orari tipici dei popoli nordici. Siamo andati alle dieci di sera in disco, per le undici c’era il clou della serata e per mezzanotte ce ne siam ritornati. Ovviamente bevono tanto, ma son tranquilli. La musica è pessima, ballano in modo strano, un misto di pop e salsa, ma ci siam divertiti.

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Percorrendo la Garden Route – sembrava ormai di essere in Inghilterra non fosse per la popolazione di colore ed i babbuini che attraversavano la strada – abbiam raggiunto Mossel Bay e poi Hermanus, la località turistica più gettonata del Sud Africa. La scogliera è piena di panchine. Ti siedi e davanti a te vedi le balene saltare dall’acqua!!!

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A Capo di Buona Speranza invece abbiamo rischiato di farci male. Poco dopo aver scattato la foto che vedete qui sopra – eravamo proprio sul cucuzzolo del promontorio – siamo stati investiti da una tempesta che da tempo stazionava all’orizzonte. Un vento così forte da dover scendere piegato a 45 gradi ed una pioggia dardeggiata a mo’ di grandine. Comunque ce la siam cavata e abbiam concluso il nostro viaggio a Città del Capo.

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Un paio di giorni li e poi back home.

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