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	<title>Paolo Lucciola &#187; Berlusconi</title>
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	<description>Panta rei os potamòs</description>
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		<title>Una vita con B</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>plucciola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spiritoso editoriale di Gramellini sul tramonto del giovane premier. Mi piace riportarlo per intero: Forse solo adesso che sta, oh molto lentamente!, evaporando nell’album dei ricordi, comincio a rendermi conto con un certo spavento che ho trascorso metà della mia &#8230; <a href="http://www.plucciola.it/una-vita-con-b">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spiritoso editoriale di <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1084&amp;ID_sezione=56" target="_blank">Gramellini</a> sul tramonto del giovane premier.</p>
<p><a href="http://www.plucciola.it/wp-content/uploads/2011/11/massimo-gramellini.jpg" rel="lightbox[6038]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6045" title="Gramellini" src="http://www.plucciola.it/wp-content/uploads/2011/11/massimo-gramellini-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Mi piace riportarlo per intero:</p>
<p><span id="more-6038"></span></p>
<blockquote><p>Forse solo adesso che sta, oh molto lentamente!, evaporando nell’album dei ricordi, comincio a rendermi conto con un certo spavento che ho trascorso metà della mia vita a occuparmi di B. Anche molti di voi, lo so. Per quanto un po’ meno di me, che come cronista l’ho avuto accanto fin dal primo giorno di lavoro. Quando il mio vicino di scrivania al «Giorno» mi mostrò una fotografia del neo-presidente del Milan fra Baresi e Maldini. «Tempo sei mesi e al loro posto ci saranno due carabinieri!» mi vaticinò, quel comunista. La prima di tante previsioni sbagliate.</p>
<p>Sei mesi dopo al posto dei carabinieri c’ero io, ma B non era nelle condizioni di spirito per farci caso. Eravamo in un salone dei palazzi vaticani per l’udienza del Milan col Santo Padre. Un vescovo si avvicinò a B: «Come d’accordo, Sua Santità parlerà dopo di lei&#8230;» B, che non ne sapeva nulla, sorrise al porporato, poi si girò verso i suoi e lì investì con una strigliata memorabile. Gli restavano dieci minuti per improvvisare un discorso, Lo seguii di nascosto, lungo i velluti di un corridoio laterale: mi incuriosiva vederlo all’opera in una situazione di emergenza. Lo osservai camminare avanti e indietro. Contorceva la bocca e componeva arabeschi con le mani. Si stava caricando.</p>
<p>Alla fine della passeggiata indossò il suo miglior sorriso celentanoide e affrontò Wojtyla con poche, leggendarie parole. «Santità, in fondo Lei assomiglia al mio Milan». Qualche cardinale sussultò. «Perché anche Lei, come noi, è spesso in trasferta, a portare in giro per il mondo un’idea vincente, che è l’idea di Dio». Fu un trionfo. B si era trascinato al seguito un esercito di milanisti, giornalisti e inserzionisti &#8211; il Gruppo, come lo chiamava lui &#8211; e li presentò al Papa uno alla volta, alla sua maniera: «Questo è Ruud Gullit, Santità. Già 12 gol quest’anno, di cui tre in Coppa dei Campioni». Wojtyla abbozzò un sorriso di cortesia. «E questo è Gigi Vesigna, direttore di Sorrisi e Canzoni: un milione di copie, molte più di Panorama!». Il Papa si illuminò: «Panorama! Io leggo sempre Panorama!». B ci rimase così male che forse in quel momento decise di comprare la Mondadori.</p>
<p>Avevo ventisei anni e mi faceva già così ridere e così paura. Era il cumenda moderno, circondato dal servilismo dei collaboratori. Arrivava all’allenamento del Milan in elicottero, si toglieva l’impermeabile e lo lanciava dietro le spalle, dove c’era sempre qualcuno che lo pigliava al volo. Scrissi che il raccattacappotti era il nuovo portiere del Milan e si arrabbiarono tutti, specie il portiere del Milan. L’allenatore Sacchi, adulatore furbissimo, iniziava le conferenze del sabato con una formula magica: «Permettetemi anzitutto di ringraziare il Dottore, che è una persona meravigliosa. Senza di lui, noi non saremmo qui». Alla decima volta un collega alzò la mano: «Senta, Sacchi, premesso che il Dottore è una persona meravigliosa, ci dice la formazione?».</p>
<p>Io scrivevo tutto. Anche la didascalia sotto la celebre foto che lo ritraeva con Confalonieri, Dell’Utri e Galliani: in maglietta bianca e in fila per uno: «Il Gruppo, compatto, suda agli ordini del Dottore». Non poteva durare. Il direttore del «Giorno» Lino Rizzi, indicato (come si diceva allora) dalla Dc, mi mandò a chiamare. «B ha detto che se non la smetti di prenderlo in giro, ci toglie la pubblicità di Canale 5». E tu cosa vuoi che faccia, direttore? «Il tuo dovere. Con prudenza. Ma non smettere di raccontare quello che vedi». Il primo miracolo di B: farmi rivalutare i democristiani.</p>
<p>Già allora esisteva un doppio B: quello solare delle apparizioni in pubblico e il personaggio misterioso che aveva potuto disporre, a meno di trent’anni, di prestiti miliardari. Ma nei lunghi pomeriggi di Milanello la storia extrasportiva che tutti ci raccontavamo a mezza bocca riguardava il famoso patto di Segrate. Quando B e la Mondadori, non ancora sua, avevano firmato di venerdì pomeriggio un accordo solenne per spartirsi la pubblicità televisiva a partire dal lunedì successivo. Dopo le foto e i sorrisoni di rito, B rientrò nei suoi uffici e, così narra la leggenda, si rivolse al segretario Urbano Cairo e agli altri collaboratori come in un film: «Sincronizzate gli orologi: abbiamo solo 48 ore prima che entri in vigore l’accordo. Rastrellate tutta la pubblicità che c’è in giro!». Il lunedì la Mondadori si trovò senza più neanche uno spot e di lì a qualche giorno dovette vendere Retequattro. A chi? A B.</p>
<p>Questo aneddoto forse un po’ romanzato (magari, conoscendolo. proprio da lui) è il test che utilizzo da anni per capire gli orientamenti politici dei miei interlocutori. Se rispondono «vergogna, che disprezzo per le regole!», sono berluscallergici. Se dicono «intanto però lui nel weekend ha lavorato!», sono berluscloni.</p>
<p>Fui testimone oculare di una censura. Un collega del suo «Giornale» aveva intervistato Baresi, piuttosto critico con il presidente. Il pezzo, intitolato «La difesa del Milan attacca B», era saltato alle undici di sera in tipografia, goffamente sostituito da una foto di Trapattoni delle dimensioni di un poster. Ci trovavamo ad Ascoli, al seguito del Milan, e il collega censurato passò la giornata successiva al telefono della mia stanza d’albergo, così potei assistere in diretta al balletto straziante degli scaricabarile. Baresi smentì l’intervista. Montanelli, ancora direttore, chiese al giornalista se aveva la registrazione, ma nello sport allora non usava: tutto era affidato ai taccuini. A malincuore persino il grande Indro dovette allargare le braccia. Così la censura passò e divenne un precedente. Lasciai Milano e «Il Giorno» per Roma e «La Stampa», convinto che non lo avrei incrociato mai più. Lo rividi una notte a Barcellona, la Coppa dei Campioni fra le braccia, mentre catechizzava la folla di un ristorante: «Un giorno farò l’Italia come il Milan!». Tutti a darsi di gomito, tranne i cronisti sportivi che lo seguivano da una vita. Solo loro sapevano che uno così era capace di tutto.</p>
<p>Il ponentino romano mi deberlusconizzò rapidamente. Avevo quasi nostalgia di B, quando una sera di novembre il giornale mi mandò in Parlamento per raccogliere pareri sul suo ventilato ingresso in politica. Montecitorio alle sette era deserta, ma da una porta apparve un ritardatario, il capogruppo del Pds, Massimo D’Alema: «Smettetela di spargere in giro le solite sciocchezze. B non entrerà mai in politica. E’ pieno di debiti». Appunto, azzardai io. Ma D’Alema mi fulminò con una smorfia delle sue: «Allora mi devo ripetere: non entrerà mai in politica!». Compresi che la discesa in campo era ormai inevitabile.</p>
<p>Nei mesi successivi l’Italia intera scoprì l’omino del nuovo ventennio. Le sue manie e megalomanie. Le videocassette con la finta libreria e la calza sulla telecamera. Il miracolo del tifoso milanista paralizzato: «Tommaso della Fossa dei Leoni: alzati e vieni dal tuo Presidente!». L’inno con le parole intercambiabili: «E forza Italia per fare per credere&#8230;». Le frasi memorabili: «Non esistono i poveri, ma solo i diseducati al benessere».</p>
<p>Ero disperato. A cosa mi era servito scappare dallo sport e far perdere le mie tracce, se me lo ritrovavo di nuovo addosso? Con i colleghi de «La Stampa» Pino Corrias e Curzio Maltese ci prendemmo una settimana di ferie per scrivere un libro sul suo avvento al potere. Lavoravamo in un posto segreto, giorno e notte, non ricordo di aver mai infilato i piedi sotto le coperte. Morivamo di sonno e, per non morire anche di fame, un pomeriggio Curzio e Pino andarono a fare la spesa. Ero solo in casa quando la porta bussò con violenza: «Carabinieri, aprite!». Come avevano fatto a trovarci? Nessuno, tranne i parenti stretti, sapeva che eravamo lì. Ero così imbevuto di B che feci un paio di collegamenti mentali: i carabinieri dipendevano dalla Difesa, Previti era ministro della Difesa, ergo B li aveva mandati ad arrestarci. Truccando la voce pigolai: «Chi cercate, prego?». «Maltese Curzio&#8230;». «Chi?». «&#8230;Corrias Pino». «Chi?» «&#8230;e Gramellini Massimo». «Perché?».</p>
<p>Fu il «perché» a fregarmi. A quel punto dovetti aprire. Scoprii che non era stato B a spedirceli, ma il direttore de «La Stampa», Ezio Mauro. Avendo saputo chissà come che avevamo appena parlato col più acuto filosofo del berlusconismo, Mike Bongiorno, quel formidabile trapano aveva mobilitato i carabinieri di mezza Italia per rintracciarci e avere un’anteprima dell’intervista sul giornale.</p>
<p>Parli d’altro, mi suggerivano i lettori. Una parola. Non esisteva argomento in cui, per dritto o per rovescio, non entrasse lui. La politica? Lui. Il calcio? Lui. La tv? Lui. La pubblicità? Lui. Il cinema? Lui. La cultura (ehm ehm). Lui. I soldi? Lui, lui, lui. Un giorno, stremato, comprai una rivista di botanica. C’era una foto di B nel giardino di Arcore mentre potava le rose.</p>
<p>Difficile non trasformarlo in un’ossessione. Il culmine lo raggiunse un amico di «Repubblica» durante la mia prima e ultima vacanza esotica, all’indomani della vittoria elettorale dell’Ulivo. Ci concedemmo un bagno notturno, c’erano la luna, le ragazze, il mormorio avvolgente del mare. Avevamo ancora l’acqua alle ginocchia quando l’amico mi si avvicinò con aria corrucciata. «Sai», disse. «Stavo pensando che se Prodi non fa la legge sul conflitto di interessi entro una settimana&#8230;». «Ti prego», mi ribellai. «Non ora, non qui!». E invece aveva ragione. Gli ulivisti non fecero la legge, forse erano su qualche spiaggia esotica anche loro, e B continuò a fare il B più di prima.</p>
<p>Entrai nella fase dell’apostolato attivo: volevo convincere il mio prossimo che B non era un liberale ma un monopolista, e che non gli importava niente dell’Italia ma solo dei fatti suoi. Mi arresi durante un trasloco, quando un operaio mi abbordò preoccupato: «Dottò, lei che mastica di politica, ma è vero che B pensa di vendere le sue televisioni?». «Ne dubito, ma lo spero. Diventeremmo un Paese normale, non crede?». «Io, se vende le tv, non lo voto più». «Come dice, scusi?» ululai. «Non lo voto più. Finché ha le tv è ricco e non ruba». «Ma così farà sempre e solo gli affari suoi!». «Ma facendo i suoi, sarà costretto a fare un po’ anche i miei. Se invece vende le tv, diventa un politico come tutti gli altri». Mi arresi. La sinistra doveva smettere di sostenere che l’italiano medio era vittima di Berlusconi. L’italiano medio era solo un Berlusconi più povero.</p>
<p>Oramai B era il nome più evocato, più maledetto, più amato. Provate a contare quante volte avete pensato a lui in questi anni. Più che a vostra suocera, di sicuro. Mai nessuno aveva diviso tanto l’Italia e gli italiani. Un tizio mi scrisse alla posta del cuore per raccontarmi di aver lasciato una ragazza che stava corteggiando, dopo aver scoperto che lei aveva votato per B. Un popolo spaccato in due, una democrazia trasformata in un referendum continuo: pro o contro una singola persona che incarnava un mondo che gli uni consideravano sguaiato e gli altri vitale. E quella persona era il cumenda ridens che avevo visto lanciare l’impermeabile all’aspirante portiere milanista.</p>
<p>Siamo invecchiati insieme, nel senso che mentre io perdevo i capelli lui li ritrovava. In venticinque anni ho cambiato opinione su quasi tutto, ma non su B: continua a farmi ridere e a farmi paura. Ultimamente più paura che ridere. Non ha mai cercato di convertirmi. Pare mi consideri fra gli irrecuperabili da quella volta che, saputo dei miei trascorsi liberali, mi fece chiedere da un suo amico: «Ma se non è comunista, perché non sta con me?» B è un semplificatore: o sei Stalin o Emilio Fede. Il mondo del Duemila è troppo complesso per sottostare ai suoi schemi. Anche per questo la sua stella è al tramonto. Senza di lui non mi annoierò, ma certo dovrò faticare di più. Mi toccherà tenere d’occhio un sacco di persone: un politico, un impresario, un presidente di calcio, un venditore di sogni, un comico, un playboy. Mentre prima, per averle tutte, me ne bastava una.</p></blockquote>
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		<title>Ruby e affini</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 17:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>plucciola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volevo buttar giù qualche considerazione sul caos politico e mediatico di quest&#8217;ultimo periodo. Stretti tra un mondo arabo che va a fuoco &#8211; vedi la Tunisia, l&#8217;Egitto o lo Yemen &#8211; ed un mondo occidentale che inizia a recuperare dallo &#8230; <a href="http://www.plucciola.it/ruby-e-affini">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo buttar giù qualche considerazione sul caos politico e mediatico di quest&#8217;ultimo periodo.</p>
<p>Stretti tra un mondo arabo che va a fuoco &#8211; vedi la Tunisia, l&#8217;Egitto o lo Yemen &#8211; ed un mondo occidentale che inizia a recuperare dallo scivolone della crisi dei mutui <em>subprime</em>, anche l&#8217;Italia si avvia al <em>redde</em> <em>rationem</em> della Seconda Repubblica.</p>
<p>Nata da Tangentopoli e dalla <em>discesa in campo</em> di Berlusconi, si avvia a tramontare tra l&#8217;imperante corruzione e la fine del leader carismatico del centrodestra.</p>
<p><span id="more-4995"></span></p>
<p>Già a Novembre avevo <a href="http://www.plucciola.it/tramonto-di-un-capo-2">scritto</a> qualche pensiero, intitolando l&#8217;articolo: Il tramonto di un capo. Dicevo semplicemente che FLI e Lega continuavano a guardare avanti, a riuscire a proporre un mondo diverso, mentre il PdL e Berlusconi si stavano avviluppando nella difesa dello <em>status quo</em>. Se la politica vive il presente senza progettualità è finita. E un PdL che ha come unico obiettivo la tutela del leader, senza essere riuscito nè riuscire a rendere concreto il programma elettorale, non ha molto futuro davanti. In questi casi, si cambia il leader e la dirigenza e si riparte. Volenti o nolenti, con scelte condivise o con crisi drammatiche, ma così è sempre avvenuto nella storia delle nazioni.</p>
<p>E&#8217; evidente dalla cronaca che il centrodestra, anzi Berlusconi, ha deciso che la transizione da partito monolitico, dal partito del capo ad un partito vero debba essere traumatica. L&#8217;idea di fare come &#8211; faccio un esempio &#8211; Eltsin non la accetta: mettersi da parte, con le tutele del caso, e lasciare largo ai giovani.</p>
<p>E Berlusconi io lo capisco. Avversari politici non ve ne sono. Il centrosinistra non riesce ad esprimere leader, o quando lo fa, se li fagocita il giorno dopo. L&#8217;idea, sempre riproposta, del: tutti insieme per far cadere Berlusconi e poi si vedrà, è un&#8217;idea perdente. Lo è già stata molte volte e continuerà ad esserlo.</p>
<p>Ma non avere un&#8217;opposizione seria non basta a rimanere in sella.</p>
<p>Berlusconi, bisogna ammetterlo, prova ancora ad esprimere un potere evocativo, prova ancora a disegnare, ad immaginare un paese diverso. E chi vive schierato acriticamente da una parte o dall&#8217;altra, ancora lo segue. Ma la crisi morde e pesano come un macigno sul presente i diec&#8217;anni passati in cui ha portato a casa solo la riforma dell&#8217;Università. E del federalismo ancora nulla. Siamo sempre ad un passo dal vararlo, ma c&#8217;è sempre un passettino successivo da compiere. E degli altri punti fondanti del programma &#8211; le liberalizzazioni? la lotta alla corruzione? la fine delle raccomandazioni per trovare un lavoro? &#8211; nessuna traccia.</p>
<p>E comunque lo scandalo Ruby ha tracciato una linea di confine. Anche se ad alcuni non fa piacere ha avviato il tramonto di B. in maniera irreversibile. E non per le orge serali a casa sua. Se vuoi spendere così tanto per prestazioni che costano molto meno, affari tuoi. E neanche per la prostituzione minorile. Quello è un reato che, se accertato, ti apre le porte della galera. Ma tanto ne era cosciente, per cui inutile lamentarsi. E sul discorso moralità, nessun problema. Siamo un paese a geometria variabile sull&#8217;argomento. Mi fa ridere che Ratzingher s&#8217;è fatto eleggere Papa con un discorso contro il relativismo morale e poi la Chiesa è stata la prima a dire che la bestemmia và contestualizzata &#8211; senza spiegare a chi crede che vuol dire. Figuriamoci se infrangere altri comandamenti può essere considerato un problema.</p>
<p>Il problema vero, quello che ha reso il declino visibile, palese, evidente è l&#8217;ormai mancanza di lucidità del premier. Le menzogne al questore di Milano per un trattamento di favore di una ladruncola, l&#8217;abbandono del confronto politico per scialbi attacchi personali ad avversari veri o presunti. La <em>querelle</em> con Fini  è ormai macchiettistica. E dopo che si è dimesso? Che succede? Le argomentazioni politiche di Futuro e Libertà per un centrodestra che lavori sul programma e non a difesa del premier scompariranno? Il PdL doveva essere un partito liberale, c&#8217;è scritto nel programma. Perchè allora difende le corporazioni e non ha compiuto una sola liberalizzazione? Ma ci rendiamo conto che le uniche liberalizzazioni, parziali ed incomplete, le ha compiute Bersani in un governo di centrosinistra? Roba che se ci pensi sembra una barzelletta.</p>
<p>Resta da vedere quanto lunga sarà l&#8217;agonia di una stagione politica e della Seconda Repubblica&#8230;</p>
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		<title>Il tramonto di un capo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 22:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>plucciola</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni personali. Il PD perde le elezioni &#8211; passate presenti, future &#8211; perchè anzichè fare proposte politiche, anzichè immaginare un paese diverso, perde tempo appresso agli scandali, ai gossip, alle prostitute di Berlusconi. Nonostante i Vendola ed i Renzi, anche &#8230; <a href="http://www.plucciola.it/tramonto-di-un-capo-2">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riflessioni personali.</p>
<p>Il PD perde le elezioni &#8211; passate presenti, future &#8211; perchè anzichè fare proposte politiche, anzichè immaginare un paese diverso, perde tempo appresso agli scandali, ai gossip, alle prostitute di Berlusconi. Nonostante i Vendola ed i Renzi, anche con la maggioranza in crisi, il centrosinistra resta appannato e marginale.</p>
<p>Di riflesso Berlusconi ha vinto, e stravinto negli ultimi anni alle urne, perchè ha sempre dato una prospettiva. Ha sempre parlato di cambiamento. L&#8217;ha saputo raccontare, con tenacia, con forza, con insistenza.</p>
<p><span id="more-4567"></span></p>
<p>Ora ha smesso. Per età e per mancanza di lucidità. Il telefonare di persona al questore di Milano, il mentire sull&#8217;identità di una volgare ladruncola, l&#8217;inviare una persona di fiducia che, assuntasi la responsabilità della minore, l&#8217;ha lasciata andare appena voltato l&#8217;angolo. Tutto questo è stato solo la cartina al tornasole della fine di un ciclo. Un po&#8217; come nel tardo impero romano. Dopo secoli l&#8217;Impero sembrava immortale e poi bastò la spallata delle tribù barbare a farlo dissolvere.</p>
<p>E&#8217; Fini a proporre un paese nuovo. Diverso. Vincente. Anche la Lega, con la sua battaglia per il federalismo fa lo stesso.</p>
<p><strong>Ed in questi giorni ciò di cui si discute è proprio come gestire il tramonto di un capo. Se la metamorfosi del centrodestra da partito di un leader carismatico a partito/alleanza che elegge il suo leader debba essere un passaggio traumatico o graduale. Tutto quì.</strong></p>
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		<title>Redde Rationem</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 09:01:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>plucciola</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarò l&#8217;unico ad auspicare la separazione tra Fini e Berlusconi? Non penso. Non penso nemmeno di essere stato l&#8217;unico a vedere la nascita di Pd e PdL come un momento di confusione. Come tutte le cose imposte dall&#8217;alto e non &#8230; <a href="http://www.plucciola.it/redde-rationem">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarò l&#8217;unico ad auspicare la separazione tra Fini e Berlusconi? Non penso.<br />
Non penso nemmeno di essere stato l&#8217;unico a vedere la nascita di Pd e PdL come un momento di confusione.<br />
Come tutte le cose imposte dall&#8217;alto e non maturate nè volute dalla base. Berlusconi tenta con Fini un deja vù della passata contrapposizione con Casini. Con la differenza che Casini rappresentava un centro che in Italia non interessa più a nessuno. Fini una nuova destra di cui molti sentono il bisogno.</p>
<p><span id="more-4235"></span></p>
<p>Appare ridicolo il lamento del giovane premier: non mi fanno governare. Fini, Bocchino, Briguglio e Granata? In quattro riescono a bloccare l&#8217;opera del PdL?</p>
<p>O forse sono i continui errori di Berlusconi, circondato da una corte dei miracoli buona solo a pronunciare dei sissignore? Serviva rendersi ridicoli col caso Brancher? O far diventare un tormentone Scajola e la battuta su Facebook: attiva anche tu la notifica se qualcuno ti compra casa?!? Serviva tentare di imporre una legge sulle intercettazioni che, al di fuori della su citata corte dei miracoli, nessuno avrebbe votato? Serviva chiudere gli occhi davanti all&#8217;incompetenza organizzativa dei propri dirigenti, incapaci di presentare per tempo le liste alle regionali? Serviva in un paese azzoppato da criminalità e corruzione difendere personaggi che neanche a quattr&#8217;occhi sanno giustificare il loro oscuro operato?</p>
<p>Serve una nuova destra. Serve lasciare il Titanic del PdL, smettere di mentire e di coprire ladrocini e magagne &#8211; vere o presunte che siano. È il momento giusto. Il PD è in agonia, perso nello scontro tra D&#8217;Alemiani e centristi. E rimarrà paralizzato fino alla scissione.</p>
<p>È ora di proporre una destra nuova, capace di amministrare onestamente, di non essere manichea, di parlare al paese senza dover salire necessariamente sulle barricate. L&#8217;italiano su tre che alle ultime regionali non andò a votare questo chiede: onestà, misura, coraggio.</p>
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		<title>Shooting Silvio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 17:58:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Baricco]]></category>
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		<description><![CDATA[E poi si dice che il cinema in Italia è in crisi. Certo che lo è se non sa esprimersi in maniera matura e se per farlo deve addirittura scimmiottare Death of a President di Range. La storia è semplice. &#8230; <a href="http://www.plucciola.it/shooting-silvio">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi si dice che il cinema in Italia è in crisi. Certo che lo è se non sa esprimersi in maniera matura e se per farlo deve addirittura scimmiottare<em> Death of a President</em> di Range.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.plucciola.it/wp-content/uploads/2009/04/shooting-silvio.jpg" rel="lightbox[1890]"><img class="size-medium wp-image-1891 aligncenter" title="shooting-silvio" src="http://www.plucciola.it/wp-content/uploads/2009/04/shooting-silvio-217x300.jpg" alt="&lt;br /&gt;" width="217" height="300" /></a></p>
<p>La storia è semplice. Sky, rancorosa per l&#8217;aumento dell&#8217;IVA che ha subito dall&#8217;attuale governo<sup><a href="http://www.plucciola.it/shooting-silvio#footnote_0_1890" id="identifier_0_1890" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="siamo in Italia, i manager ragionano di pancia mica di testa">1</a></sup>, ha messo in onda un lungometraggio di un abruzzese, Berardo Carboni, dove un depresso identifica in Berlusconi la fonte di tutti i mali e decide di ucciderlo.</p>
<p><span id="more-1890"></span>Ma dico io. Una trama più idiota non gli veniva in mente a stò pseudo-regista? Son curioso di capire se per produrre &#8216;stà vaccata ha pure usufruito dei contributi al cinema del governo. Mi sa che Baricco non ha tutti i torti quando dice che le sovvenzioni allo spettacolo sarebbero da ridimensionare.</p>
<p>E comunque ora SKY ha soppresso le repliche del lungometraggio e c&#8217;è pure il senatore Vita che si chiede del perchè!</p>
<p><strong>Forse perchè in un paese civile non si incita all&#8217;odio e alla violenza contro i propri avversari</strong>. Chi lo spiega a Vita?</p>
<strong>- Note all'articolo </strong><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1890" class="footnote">siamo in Italia, i manager ragionano di pancia mica di testa</li></ol>]]></content:encoded>
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