Paolo Lucciola

Panta rei os potamòs

Tag: romanzo storico

Altai

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È stato complicato buttar giù un commento su Altai. È il seguito di Q e non poteva essere allo stesso livello. Alcune opere letterarie sono uniche e lo rivendicano esplicitamente. Però… Anche Altai ha i suoi pregi. La scrittura collettiva anche quì riesce a stupire, maneggiando superbamente la lingua, anzi le lingue: il veneziano, il “giudasmo” e quant’altro. Termini arcaici che ci immergono nel tempo che fu. Idee potenti, sogni, invidie, giochi di potere. Vita e morte.
Se una critica debbo farla, e sento di dovere, è al personaggio che fu tanti e nessuno in Q, il Ludovico del periodo vissuto a Venezia. Il Tedesco è troppo mitizzato, troppo mi sembra un deus ex machina, troppo alieno. Eccezionale infine lo spaccato della società turca, con i suoi limiti, con le sue ingiustizie. E con la sua eccezionale tolleranza, paragonata all’odio feroce dei cattolici verso protestanti, ebrei, musulmani.

Morte a Firenze

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Dalle recensioni lette su aNobii sembra che questo romanzo sia piaciuto a molti. A me invece no! Sarà pur vero che il parallelismo tra la Firenze alluvionata del ’66 e l’animo del commissario Bordelli è ben sviluppato. Ma è anche vero che la trama si trascina. Spesso ho pensato di lasciar perdere. Parte come un giallo e l’azione si svolge, come per caso o per fortuna, a mala pena nell’ultimo quarto del libro. Il resto è tutta attesa… troppa attesa!

Quattrocento

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Il romanzo è veramente brutto, con una trama che non regge. Si divide su due piani temporali. Quello che narra della congiura dei Pazzi è poco più che la trascrizione delle cronache dell’epoca. Quello che si svolge nel presente è meglio saltarlo a pie’ pari. Ma la chicca viene in chiusura, nei ringraziamenti. Lì l’autrice ci rivela che, una volta avuta l’idea, aveva tardato a scrivere il romanzo a causa della febbre da romanzo storico che ardeva in libreria. Avrebbe fatto meglio a seguire quell’intuizione…

I sette calici dell’eresia

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E’ un misto tra romanzo storico e poliziesco. Ben documentato il primo, di serie b il secondo. Peccato, con tutto l’impegno profuso per documentarsi sul periodo, Samson poteva costruire una storia più robusta.

L’ottava vibrazione

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L’ambientazione: Massaua, Colonia Eritrea, terra d’Italia in Africa. E’ il 1896.
Un’ambientazione storica diversa e sorprendente. Un periodo, quello coloniale, trascurato da noi. Per vergogna o, forse, per semplice superficialità.
Una storia corale con tanti protagonisti, storie diverse che si dipanano sullo stesso scenario, in un clima caldo all’inverosimile. E su tutto incombe e conclude la disfatta di Adua, pietra tombale sulle velleità coloniali italiane sull’Abissinia.

L’ottavo arcano

 Immagine di L'ottavo arcano

Sembra che il precedente libro della Mosse , I codici del Labirinto, sia stato un buon successo. Leggo anche sulla quarta di copertina la recensione di Lucarelli che indica l’autrice come degna erede di Dan Brown. Già da questo avrei dovuto dedurre due cose. Primo: sarebbe stato preferibile leggere l’altro libro. Secondo: come per Dan Brown l’idea buona è solo una. Inutile insistere per trovarne un’altra.
A queste prime considerazioni ne aggiungo una terza: gli autori scrivono troppe recensioni di altri libri forse non leggendoli nemmeno. Tanto se il libro non ha successo nessuno se ne accorge. Se invece di successo ne ha, anche tu godi di un po’ di pubblicità riflessa.
E ora passiamo al perchè non mi è piaciuto L’ottavo arcano.

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