Ridare vita al vecchio MacBook Pro

Il mio computer portatile, un MacBook Pro, risale al 2010. Parliamo di sette anni fa. Che in elettronica è veramente preistoria! A parte questo parliamo di una macchina solidissima, perfetta nel design e nelle funzioni. Eravamo ancora nel periodo in cui Apple produceva computer definiti “pro” per i professionisti e non per quelli che ora vengono definiti prosumer. Cioè quelle persone che hanno un hobby e hanno voglia e possibilità di investirci pur non avendo veramente l’esigenza di una macchina professionale. E’ una tendenza che la Apple di Tim Cook ha inaugurato, per fare un esempio, abbandonando il software di sviluppo fotografico Aperture per sostituirlo con il più basilare Foto. Sarò chiaro: il MacBook Pro 2016 è una macchina fantastica. SSD velocissimi, porte di nuova generazione, sottile e leggero. Tutto bello, ma…

C’è un ma grosso come una casa. Per quanto sia ottimizzato e performante ha due difetti insormontabili, almeno per le mie esigenze.

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Su iPhone è inutile chiudere le applicazioni in multitasking

multitasking_screen_d_largeQuotidianamente utilizziamo sui nostri smartphone varie applicazioni. Passiamo da una all’altra e ce ne dimentichiamo. E così dev’essere – o almeno così dovrebbe essere. I meno tecnologici forse non lo sapranno ma queste applicazioni in realtà restano più o meno attive per poter essere richiamate al bisogno da altre applicazioni. Il famoso multitasking di cui spesso si sente parlare. Ogni tanto mi capita di vedere persone che si affannano a chiudere queste applicazioni rimaste aperte. Un’operazione abbastanza noiosa, motivata dal timore che applicazioni rimaste in esecuzione consumino memoria RAM e batteria.

Su Android, che ha un multitasking concettualmente simile a quello dei sistemi operativi che girano sui computer desktop, quest’operazione di chiusura ha un senso. Ha tanto senso che esistono applicazioni dedicate al miglioramento delle prestazioni dello smartphone che, tra le altre cose, chiudono automaticamente tutte le applicazioni rimaste aperte in background.
iOS invece funziona diversamente. Il funzionamento del multitasking in iOS è molto diverso da quello classico a cui siamo abituati. Che voi lo vogliate o meno, iOS dopo un massimo di dieci minuti chiude qualunque applicazione non sia in primo piano. Solo la geolocalizzazione e la app Musica sfuggono a questa ghigliottina. Da questo punto di vista lo slider dove vediamo l’elenco delle app in background è di fatto una sorta di cronologia delle app aperte e nulla di più.
Come funziona allora il multitasking sul sistema operativo di Apple? Esiste in iOS la possibilità che un’app venga attivata ad intervalli determinati, così da essere ragionevolmente aggiornata quando decideremo di aprirla. Potremmo definirlo un background a singhiozzo. E’ anche un meccanismo intelligente perché si ricorda di quando nella giornata apriamo più spesso le nostre applicazioni e tende ad aggiornarle poco prima.
In Impostazioni -> Generali -> Aggiornamento App in Background possiamo controllare quali applicazioni possono godere di questo privilegio. Notate bene che una app che fosse abilitata all’aggiornamento in background si attiverebbe anche se aveste chiuso la stessa dallo slider del background. L’applicazione più nota per sfruttare questa possibilità è quella di Facebook. Consiglio quindi sempre di controllare quali app siano o meno autorizzate a godere di questo privilegio ed a disattivare quelle per cui non reputate sia fondamentale l’aggiornamento in background. Proibire per esempio alla app di Facebook l’aggiornamento in background vi farà risparmiare molta batteria! Personalmente permetto l’aggiornamento in background a Telegram, Whatsapp, 1Password, Evernote e poche altre app. Ma MAI a quelle dei social network.
Fin qui abbiamo visto che chiudere manualmente dal multitasking le app non ci fa risparmiare batteria. E per quanto riguarda il consumo di memoria RAM? iOS scrive informazioni e dati relativi ad un’app aperta nella RAM. Quando chiudiamo la app, iOS lascia questi dati nella memoria, così da non doverli ricaricare se riaprissimo l’applicazione. Il sistema operativo è comunque pensato per cancellare automaticamente questi dati qualora avesse bisogno di memoria RAM libera. Chiudendo quindi manualmente le app dal multitasking non solo non avremmo vantaggi concreti ma correremmo il rischio di far consumare più energia all’iPhone per ricaricare dati che avrebbero potuto trovarsi già in RAM.
Ultimamente Apple stessa ha confermato tutto ciò per bocca di Federighi, dirigente a capo dello sviluppo del software di Apple. In uno scambio di mail riportato dal sito 9to5Mac Federighi ha risposto ad un utente che gli chiedeva se lui chiudesse di frequente le app in background e se fosse necessario farlo per risparmiare batteria. La sua risposta è stata un doppio no.
Resta un dubbio però. Molti constatano che quando si porta un iPhone in assistenza i tecnici di Apple per prima cosa chiudono le app dallo slider del multitasking. Perché lo farebbero allora? In effetti questa è un’operazione che faccio anch’io quando ho un problema con una app. Se per esempio il testo di una mail non viene scaricato o Facebook gira a vuoto senza aggiornare la bacheca, chiudendo la app dal multitasking la resettiamo e alla riapertura questa riprenderà a funzionare senza problemi. Come spesso avviene in informatica, quando un software non funziona a dovere, la prima cosa da fare è riavviarlo!

Paper: la lunga strada per produrre un’App

Dare valore ad un bene immateriale come il software è sempre molto difficile. Siamo così “geneticamente” condizionati a valutare un bene nelle tre dimensioni, a soppesarlo, ad averlo fisicamente tra le mani, che questa difficoltà è più che giustificata. Per nulla giustificato è invece l’atteggiamento di chi si rivolge alle vie alternative per non pagare il software. Mi è capitato sovente di assistere a scene che non ho problemi a definire penose. Persone che si vantavano di aver scaricato giochini piratati sul loro dispositivo: “tanto che problema c’è” oppure “io a quelli non li do i miei soldi”. E parliamo di cifre che spaziano dall’uno ai due euro. Certo in questi comportamenti è insita l’arretratezza culturale di molti italiani (i furbetti che vogliono fare fesso il prossimo) ed una certa disonestà di fondo (spesso neanche percepita, tanto da spingere queste persone a criticare in altre sedi la disonestà presunta di vari personaggi pubblici). È una cosa a cui penso spesso – la reputo una della cause principali del declino italiano. Proprio per questo voglio raccontarvi un esempio che mi ha colpito del lavoro che c’è dietro al software. Spunto? La nuova versione di Paper per iPhone. pencil  

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Prime riflessioni sui content blocker

Sono passati solo due giorni da che sui dispositivi Apple, grazie ad iOS 9, è possibile bloccare gli script di tracking e la pubblicità invasiva che già ci sono le prime vittime. Clamorosa quanto inattesa è la marcia indietro di Marco Arment. Sviluppatore indipendente, aveva presentato due giorni fa la sua app Peace ed oggi l’ha ritirata dall’App Store. Invitando anche gli acquirenti a richiedere un rimborso ad Apple. Arment ci spiega che si è trovato di fronte un problema che aveva sottovalutato. Mentre da desktop queste applicazioni permettono di bloccare selettivamente i vari script – io per esempio non blocco quelli di Google Analytics, WordPress Stats, Disqus – su iOS la possibilità di scelta è più complicata. Il risultato è che vengono bloccati anche i servizi di quei siti che non hanno mai implementato politiche aggressive nei confronti della privacy dei propri lettori. Nel caso specifico di Arment si tratta di The Deck. E Arment non se l’è sentita di dover essere giudice dei destini di persone con cui collabora da anni.

silentium

Rispetto la posizione di Arment anche se non concordo con lui per più di un motivo. Ho intanto chiesto il rimborso per Peace e ho installato Silentium dello sviluppatore italiano Francesco Zerbinati. Funziona altrettanto bene ed anche questa app ha la possibilità di creare una whitelist, una lista di siti che non subiscono le censure del content blocker. Perché capita che un sito senza pubblicità resti inaccessibile. Come è vero che esistono realtà sul web attente ai propri utenti (vedi Saggiamente ed il loro articolo sulla questione)

C’è stata infatti una notevole levata di scudi da parte di molti siti – soprattutto i grandi blog in lingua anglosassone – che vedono il loro business model in pericolo. Senza rendersi conto che quel modello genera poca attenzione e molto fastidio nei loro utenti. Ha semplicemente fatto il suo tempo ed è in declino. Debbono solo rendersene conto ed affrettarsi a cambiarlo.

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Content blocker e iOS 9

Ieri è stato rilasciato iOS 9, sistema operativo che ha introdotto il content blocker, la possibilità per gli sviluppatori di scrivere estensioni per Safari capaci di bloccare un determinato contenuto. E questo contenuto è, ovviamente, la pubblicità. Faccio una doverosa premessa. La pubblicità sul web è sicuramente importante. Permette a molte realtà di sopravvivere fornendo gratuitamente notizie e servizi. Il problema è la mancanza di un punto di equilibrio quando la pubblicità, anzi le tecniche pubblicitarie diventano eccessivamente invadenti e nocive. Badate bene, qui non intendiamo solamente banner che si sovrappongono al testo che voglio leggere oppure video che partono da soli col volume al massimo. Qui parliamo anche e soprattutto di tutti quegli strumenti per tracciare i dati di noi utenti. Dati che vengono raccolti e venduti a nostra insaputa e nostro discapito.

Questi strumenti di tracking sono così diffusi che, oltre a violare palesemente la nostra privacy, determinano un incremento notevole sia dei tempi di caricamento delle pagine che del consumo di traffico dati. E considerando quanto siano limitati i piani tariffari dei nostri operatori mobili, risparmiare traffico dati diventa importante. Molto importante.

Avete dei dubbi? L’immagine sopra parla da sola… Si può navigare quattro volte più velocemente dimezzando il consumo di banda bloccando questi script!!!

On average, pages loaded 3.9x faster with Crystal and used 53% less bandwidth. Just by having Crystal installed, I saved a total of 70 seconds and 35MB of data on these 10 pages.

Ovviamente come si apre un mercato sono molti gli sviluppatori a volerne occupare una fetta. Vi parlerò di sole due app per iOS, ma sicuramente ne staranno uscendo molte in questi giorni. La prima è Crystall. E ha il merito di essere da qualche mese in sviluppo e quindi di essere già rodata. La seconda è Peace, sviluppata da Marco Arment. Sviluppatore che personalmente apprezzo per varie genialate (Tumblr, Instapaper, Overcast). Hanno prezzi diversi ma sono entrambe valide.

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