David van Reybrouck è belga, fiammingo. Il suo legame con il Congo non appartiene solo alla sua nazionalità, all’essere cittadino della potenza coloniale che assoggettò quel territorio. Il suo legame è più profondo perché figlio di un ex dipendente della Union Miniere nel Katanga secessionista. Van Reybrouck affresca allora la storia del Congo, dalle prime tracce di civiltà ai giorni nostri.

Il Congo. Il gigante dai piedi d’argilla dell’Africa. Terra ricchissima di risorse naturali e terra di continue sofferenze: colonizzazione, decolonizzazione, guerre tribali, dittature, bambini soldati, genocidi. Grazie a quest’opera dalla lettura scorrevole – non poco per un saggio che abbraccia così tante tematiche ed un arco temporale così esteso (anche se il grosso del racconto si dipana fondamentalmente per gli ultimi due secoli) – finalmente ho gettato una luce su tanti avvenimenti di cui avevo al massimo “sentito parlare”. Il tutto ricostruito anche grazie all’incontro con personaggi incredibili, quelle tante figure sullo sfondo della storia che la Storia con la S maiuscola l’hanno vista dipanarsi davanti i propri occhi nella veste di spettatori privilegiati.

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