Cosa ci insegna la vicenda di Marino?

Non voglio annoiarvi con le solite considerazioni pro o contro Marino come Sindaco di Roma. Sui suoi atti di discontinuità con il passato, sui suoi meriti e suoi suoi demeriti. Sull’argomento c’è un buon articolo di un blogger romano che vi invito a leggere qui. Quello a cui penso oggi è al dopo Marino. Ai candidati che verranno proposti dal centrosinistra, dal centrodestra e dal cinquestelle. Francesco Costa su Il Post centra in pieno il problema:

Il disastro di Marino è esattamente il prodotto della ricerca di candidati che siano soltanto e semplicemente “onesti”, che si candidano proponendosi come “anti-politici” quando per amministrare una normale città – figuriamoci Roma – è necessario certamente essere onesti ma servono anche moltissime altre qualità e ben più rare da trovare, oltre ad avere buone idee e buone intenzioni: serve avere una certa esperienza, cosa che Marino non aveva; serve avere un mostruoso talento di amministrazione, negoziato e gestione dei problemi, cosa che Marino non ha avuto; serve essere un politico esperto e capace, in grado di gestire – da solo o con uno staff – la sua presenza pubblica, le sue dichiarazioni e le pressioni sociali e mediatiche, interessate e disinteressate, che coinvolgono chiunque ricopra quell’incarico. Marino ha dimostrato di non avere queste qualità.

A questo aggiungo che serve anche una chiara strategia per rilanciare la città. Una strategia che deve necessariamente essere di discontinuità con quella operata da Rutelli, Veltroni ed Alemanno. Questo perché quelle amministrazioni hanno portato man mano Roma allo stato attuale. Una città preda di una criminalità forte, furba ed attiva (qui per esempio si parla di Ostia e di quelle strane accuse contenute nella bozza di relazione per l’antimafia dei cinquestelle, bozza finita ai giornali e poi sparita dai radar). Una città preda della voracità di tante categorie ormai improduttive ma cariche di privilegi – un esempio per tutti, i dipendenti ATAC che hanno attuato uno sciopero bianco solo perché non vogliono strisciare il badge.

Chiunque voglia governare Roma – parlo di governare, non vincere un’elezione ed impantanarsi – dovrà presentarsi con una squadra già pronta e con le idee molto chiare. Utopia?

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