Leggendo il libro di Sergio Ramazzotti “Vado verso il Capo” sono rimasto molto colpito dalla parte della sua avventura nell’attraversare lo Zaire. L’ex colonia del Belgio è tornata poi a chiamarsi Congo dopo la caduta del dittatore Mobutu. Ma ben poco è cambiato in una delle regioni del mondo trasformatesi in un’inferno sin da quando la bramosia dell’uomo bianco vi ha posto gli occhi – e le mani rapaci – sopra. E allora perché non tornare su uno dei grandi classici sull’argomento? Su quel Cuore di Tenebra di Joseph Conrad che inspirò pure il regista Francis Ford Coppola per il suo Apocalypse Now?

Detto, fatto. Conrad porta gli uomini del suo tempo a soppesare la falsità del “fardello dell’uomo bianco”, quella scusa ipocrita per cui la colonizzazione fosse una missione per portare la civiltà agli indigeni. Mentre ne leggevo le pagine il Kurtz letterario ed il Kurtz cinematografico di Apocalypse Now si fondevano davanti ai miei occhi. A volte anche troppo.

La passione e l’abisso, la solitudine e la futilità di un mondo fatto di illusioni. Questo è il succo del racconto più famoso di Conrad. A voler aggiungere altri aggettivi potrei utilizzare: denso ed evocativo. Ma alla fine non è un racconto da commentare ma da leggere.

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