Viaggiare vuol dire molte cose. Una delle tante è conoscere persone nove da cui apprendere. E nel mio ultimo viaggio in Africa, nello Zambia, ho conosciuto una persona che mi ha consigliato il libro che stava leggendo: Ebano di Ryszard Kapuscinski. Come si intuisce facilmente, Kapuscinski è un giornalista polacco che dal 1958 in poi viene inviato in Africa dalla sua redazione. Vive i tempi della decolonizzazione e del crollo dei fragili stati sorti dalle colonie europee. Ha uno stile di scrittura strepitoso, capace di azzerare la distanza tra il lettore ed il mondo che descrive. Come strepitosa è stata la sua vita, nel bene come nel male. Si, perché ammalarsi di malaria, perdersi nel deserto, vivere nei quartieri degli africani anziché in quelli degli europei non è cosa da tutti. Mirabile è quanto insiste nello spiegarci due concetti. Il primo è la diversa concezione del tempo che separa noi europei dagli africani. Il tempo per noi esiste obiettivamente, indipendentemente dall’uomo. Così non è nella cultura africana, dove è l’uomo che influisce sul corso del tempo: che un evento abbia luogo oppure no dipende solo dall’uomo! Il secondo concetto riguarda il retaggio tribale che inchioda gli appartenenti ad un clan a dividere con tutto il clan le proprie fortune. Perché in Africa l’uomo singolo ed isolato non esiste. Conta solo in quanto parte di questa o quella stirpe. Detto ciò non mi rimane che ringraziare di cuore Omar per l’ottimo consiglio.

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