Laurent Binet è un professore di lettere moderne. Insegna nella regione parigina e tiene corsi all’Università Paris III. Prima di insegnare in Francia, ha tenuto corsi di francese presso un’accademia militare in Slovacchia. Musicista, è stato cantante e compositore del gruppo Stalingrad. Detto ciò: cos’è questo romanzo dal titolo che si confonde con quello di una tesi di laurea?

Romanzo, thriller, spy story La settima funzione del linguaggio inizia e si sviluppa partendo da un fatto vero – nel 1980 il critico letterario Roland Barthes rimase ucciso in un incidente stradale dopo aver pranzato con il candidato alla presidenza francese François Mitterrand – e da una premessa falsa – l’incidente in cui perse la vita Barthes sarebbe stato un omicidio mascherato da incidente appunto. E da questa falsa premessa scaturisce una lunga avventura in cui i due protagonisti – un poliziotto “di destra” ed un professore “di sinistra” – indagano nei luoghi culturali della semiotica e del post strutturalismo francese come per mezzo mondo.

Uno sfoggio di cultura impressionante che però alla fine ha portato ad una linea narrativa che non mi ha convinto appieno – soprattutto perché a due terzi del racconto ormai avevo indovinato dove Binet sarebbe andato a parare. Ma nonostante questo La settima funzione del linguaggio resta una novità interessante nel panorama letterario.

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