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Matera

Quest’anno per il “Ponte dei Morti” – che poi se uno ci pensa: ma che razza di modo di dire 🤪 – ponte che poi alla fine era un weekend lungo, sono andato a Matera. In questo 2019 Matera è la Capitale Europea della Cultura e quindi gode di una notevole visibilità turistica. Ragion per cui abbiamo prenotato già a fine Agosto un bed and breakfast appena fuori dai Sassi (giusto per bloccare i costi) dal nome suggestivo: Alba sui Sassi (link qui). Si è rivelato molto comodo, raggiungibile senza problemi con l’auto. Tenete conto che le strutture site all’interno dei Sassi sono sicuramente più suggestive di quelle moderne sul Piano. Ma vanno raggiunte a piedi con tutti i bagagli scendendo e salendo scalinate in pietra. Noi siamo arrivati il 31 sera, sotto un diluvio, per cui abbiamo apprezzato molto il poter parcheggiare di fronte casa!

1 Novembre

venerdì

Oggi il tempo è notevolmente migliorato. Il cielo è coperto ma non piove – in realtà avremo una leggera pioggerellina giusto ad ora di pranzo. Nel b&b abbiamo trovato delle brochure pubblicitarie di una agenzia turistica locale, la Altieri Viaggi (link qui) e, visto che la sede è a due passi da casa, dopo colazione andiamo a trovarli. Presentano varie offerte di visita guidata e decidiamo di prenotarne due: una la mattina per il Sasso Barisano ed una il pomeriggio per il Sasso Caveoso.

Se volete scaricare il pdf della mappa cliccate qui

La roccia che compone la zona della Murgia è una roccia dalla consistenza simile al tufo, sebbene non sia di origine vulcanica come il tufo. A causa di questa sua caratteristica l’altopiano della Murgia è solcato da vari canyon, detti gravine. Il centro storico di Matera si presenta quindi incastonato tra l’altopiano e la Gravina di Matera, sul cui fondo scorre un impetuoso torrente. Il centro storico è composto da due quartieri che prendono il nome di Sassi, due profonde conche raccordate da una sella centrale dove sorge il quartiere della Civita. E poi dall’altopiano da cui si aprono le due conche: il Piano, dove ormai sorge la città moderna. Le due conche, i due Sassi, sono stati abitati fin dall’Età Preistorica sia per le caratteristiche difensive della zona, sia per la facilità con cui è possibile scavare la roccia. Nel tempo il materiale di risulta è stato utilizzato per edificare delle case all’ingresso delle grotte, sempre più articolate e profonde, dando vita alle caratteristiche case grotte che è possibile oggigiorno visitare.

Le condizioni di vita nelle case grotte erano precarie, visto che si condividevano gli spazi angusti e poco arieggiati con gli animali da allevamento. Il punto di rottura cadde nel 1952 quando Alcide De Gasperi volle una legge che risolse la questione di Matera, ormai chiamata da tempo “la vergogna d’Italia”, imponendo lo sgombero dei Sassi e la costruzione di nuovi quartieri sul Piano.

Bene. Dopo la premessa storica iniziamo il nostro tour. Anzi, no! Un’ultima chicca: lo sapete che Matera è la terza città più antica del mondo?!? Dopo Aleppo e Gerico, a Matera risultano insediamenti antichi di diecimila anni!

Ed ora iniziamo per davvero il nostro tour. Il Sasso Barisano prende il suo nome dall’affacciare in direzione della città di Bari. Per raggiungerlo percorriamo un tratto del Piano da Piazzetta Pascoli a Piazza Vittorio Veneto. Lungo il percorso visitiamo la Chiesa del Purgatorio, dove è ancora allestitala mostra personale di Domenico Sepe intitolata Divino.

Passiamo poi alla Chiesa di San Francesco ed attraverso Via del Corso sbuchiamo nella bella Piazza Vittorio Veneto. Che scopriamo avere una caratteristica originale! E’ sospesa sul vuoto! Questo perchè non bisogna mai dimenticare che la zona di Matera è molto arida. L’acqua è poca e quella piovana è di conseguenza molto preziosa. Quindi sotto la Piazza Vittorio Veneto esiste un’enorme cisterna, il Palombaro. Non visitabile al momento a causa di lavori in corso, è stata per moltissimi anni la fonte di sopravvivenza della città. L’affaccio sul Sasso Barisano dalla balconata della piazza è un vero spettacolo!

A questo punto abbiamo visitato la Matera sotterranea scendendo nell’ipogeo Materasum (link qui). L’ambiente è enorme, 1200 metri quadri a circa 12 metri di profondità. Si entra in una porticina a metà di un vicoletto, si scendono le scale e si scopre letteralmente una città sotto la città. Case, strade, cisterne, forni per cuocere il pane e luoghi di culto. Il solo pensiero che la vita lì sotto potesse procedere solo rischiarata dalle candele lascia atterriti. La Matera sotterranea, ma anche quella all’aperto, è piena di installazioni artistiche che rendono sempre una scoperta ambienti e scorci che alla lunga rischierebbero di essere ripetitivi. L’ipogeo è pieno zeppo di queste installazioni, alcune delle quali mi sono piaciute molto. Una delle cose che mi ha fatto riflettere durante il giro dell’ipogeo è stata la nevaia, un ambiente atto a conservare la neve. Isolata grazie a degli strati di paglia, la neve invernale veniva conservata nel sottosuolo per poter essere sfruttata poi durante l’anno. Così abituati ai nostri frigoriferi moderni non dobbiamo dimenticare che l’elettricità ha reso semplice quello che fino a non troppo tempo fa richiedeva notevoli sforzi! Un’altra cosa che spesso ci verrà raccontata riguarda i forni per il pane. In una società contadina il pane è la principale fonte di nutrimento e le donne ne impastavano dai sei agli otto chili per farli cuocere nel forno del mastro fornaio. Ogni famiglia aveva il suo stampo che andava apposto su ogni pagnotta per poterla riconoscere, visto che la cottura era comune per più clienti. E se la massaia dimenticava di marchiare il pane, questo diventava proprietà del fornaio. E quando succedeva di fatto la famiglia non mangiava quasi nulla per una decina di giorni! Ed io, maligno, dubito che in una società del genere ci si possa dimenticare di qualcosa di così fondamentale. Ho pensato che magari fosse il fornaio disonesto ad asportare la zona marchiata prima della cottura 😈

Risaliti alla luce finalmente scendiamo nel Sasso Barisano per percorrere i tradizionali vicoli, le scalinate ed i vicinati dell’abitato. Qui letteralmente si cammina sui tetti delle case visto che le costruzioni sono densamente addossate le une alle altre. Sul fondo del Sasso visitiamo una casa grotta tipicamente arredata, dimostrazione di come la misera civiltà contadina viveva fino alla metà degli anni cinquanta. Sul fondo della grotta in due ambienti contigui il letto della famiglia con la culla e di lato il pagliericcio del mulo…

Nel pomeriggio tocca alla visita guidata dell’altro quartiere: il Sasso Caveoso. La parte iniziale del tour è simile a quella che avevamo fatto la mattina. Giriamo per vari vicoli ed affacci, ammirando le varie installazioni artistiche sparse qua e là. Visitiamo anche qui una nevaia ed una casa grotta arredata. Ma abbiamo anche l’occasione di visitare una prima chiesa rupestre. In questo caso la chiesa era stata sconsacrata e sfruttata per altri scopi, ragion per cui le decorazioni si erano in gran parte perse. Ma poi siamo saliti sullo sperone roccioso del Montirone che ospita le due chiese rupestri della Madonna de Idris e di San Giovanni in Monterrone. La chiesa della Madonna de Idris risale ad un periodo tra il trecento ed il quattrocento. Il nome Idris deriva quasi certamente dal greco Odigitria: colei che conduce, mostrando la direzione. Anche la chiesa, come le case, è costituita da due parti, una costruita ed una scavata. Nell’unico vano che ne costituisce l’interno un altare ed alcuni affreschi in parte rovinati. Ma la vera meraviglia è stata la chiesa attigua di San Giovanni in Monterrone. Qui il nome deriva proprio dal masso in cui è stata interamente scavata tra il XII ed il XIII secolo. La chiesa originale era di rito ortodosso, uno dei pochi posti dove la chiesa ortodossa aveva avuto modo di sopravvivere dopo la scacciata dei Bizantini ad opera dei Normanni. Gli affreschi sono meglio conservati ed alcuni anche ben restaurati. Vale veramente la pena visitarla. Certo l’ambiente è poco ossigenato, cosa comunque comune a tutte le case grotte della zona.

Come gran finale abbiamo visitato un laboratorio artigianale di ceramica e cartapesta: Il Bottegaccio (link qui). L’insegna è già un programma, riproducendo il caratteristico cuccù, il fischietto per i bimbi che riproduce il verso degli uccelli. Altra produzione caratteristica sono le pupe, piccole statuine in terracotta che riproducono le donne lucane con i caratteristici abiti colorati. Ci spiegano che le pupe originali erano fatte di caciocavallo e date ai bimbi piccoli a mo’ di ciuccio. Ammiriamo anche alcuni presepi tradizionali molto belli.

Alla fine di entrambe le visite guidate siamo accolti presso Altieri Gusti (link qui) dove possiamo approfittare di una piccola degustazione di prodotti tipici e, volendo, acquistarne.

2 Novembre

sabato

Oggi il tempo è migliore, è addirittura uscito il sole 🌞 ragion per cui ne approfittiamo per andare a visitare Craco, paese abbandonato ad una cinquantina di minuti di auto da Matera.

Craco è un paese che non ha resistito alla modernità. E’ stato infatti vittima di una frana causata dall’imperizia dell’uomo. Negli anni ’60 la rete fognaria e quella idrica contribuirono, grazie a perdite mai veramente sanate, a modificare la tenuta del costone roccioso sotto il paese che iniziò a franare. Negli anni ’70 fu costruito un muro di contenimento per fermare la frana che si spezzò dopo cinque giorni, costringendo al totale abbandono dell’abitato. Grazie ad una visita guidata (qui potete avere più informazioni) prenotata al momento del nostro arrivo abbiamo potuto visitare le zone messe in sicurezza. Il paese fantasma è spettacolare sia per chi ami il genere, sia come scenografia di film.

Finita la gita a Craco, ci spostiamo a Tursi per vedere la Rabatana, un piccolo borgo arroccato su uno sperone roccioso testimonianza architettonica di una comunità mussulmana che qui viveva.

Di ritorno a Matera andiamo direttamente sull’Altopiano della Murgia per scattare qualche foto ai Sassi.

3 Novembre

domenica

Il meteo prevede tempesta ma la mattina il tempo regge ancora. Un altro giro in centro per comprare un po’ di pane locale e poi si torna sull’Altopiano della Murgia per andare nelle grotte che vedevamo dai Sassi.

Suggestiva la vista di Matera dall’interno della grotta, vero? In tarda mattinata lasciamo Matera e torniamo a casa (sotto una bella tempesta per giunta ☔️).