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Oman

Quest’anno ho deciso di trascorrere le ferie di capodanno nel Sultanato dell’Oman. E’ al momento il posto del Medio Oriente più tranquillo e sicuro per un occidentale, del tutto fuori dalle dispute religiose tra sunniti e sciiti e con una politica estera rigorosamente neutrale, tanto da guadagnarsi il soprannome di Svizzera del Medio Oriente. L’Oman è uno stato antico la cui storia si perde nei secoli. Crocevia della via dell’incenso ai tempi delle carovane che trasportavano le spezie in Europa, ha visto il periodo di massimo fulgore tra il 1700 ed il 1800, quando divenne un impero coloniale controllando tratti della costa orientale africana e l’isola di Zanzibar. L’Oman ci ha regalato fantastici scenari di roccia e deserto, una popolazione mite e socievole, un clima caldo ma secco.

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Sempre grazie ad Avventure nel Mondo (la scheda del viaggio Oman Breve la trovate qui) ho trascorso una fantastica settimana con un gruppo allegro ed affiatato (che approfitto per ringraziare). Qui di seguito ho riassunto brevemente le nostre tappe. Ho aggiunto delle mappe tratte da Google Maps (se ci cliccate sopra gli itinerari dovrebbero aprirsi direttamente in Google Maps) e qualcuna delle foto che ho fatto. L’unico mio rimpianto di questo viaggio è stato il non aver potuto fotografare la Via Lattea nel deserto. Eravamo troppo vicini ad un centro urbano che illuminava in pieno proprio la zona di cielo dove si trovava 😁

27 Dicembre

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Partiti da Roma con la Qatar Airways il 26 Dicembre, dopo un breve scalo a Doha, arriviamo a Muscat all’alba. La prima pratica burocratica per entrare in Oman è ottenere il visto di ingresso. E’ una cosa facile, basta sborsare il corrispettivo di una decina di euro. Poi tocca al controllo passaporti. Meno facile. La fila scorre lenta. Ti chiedi il perché ed inizi ad osservare cosa succede davanti a te. Avete presente il solito gabbiotto da due posti ai cui lati debbono scorrere le file? Bene, vi aspettereste di trovarci due persone dentro intente a controllare i documenti e ad apporre i timbri, no? Ma noi ne contiamo tre di addetti. Oltre ai canonici due c’è questa terza persona che apparentemente passa timbro e carte da un funzionario all’altro: “il passatore di timbro” un nuovo mestiere tutto omanita?!? Torneremo dopo sulla peculiare piena occupazione garantita dal Sultano Qaboos bin Said al Said. Comunque con un po’ di pazienza riusciamo a farci timbrare i passaporti e finalmente entriamo in Oman!

Usciti dall’aeroporto dobbiamo recuperare le auto a noleggio. Per nostra sfortuna la Hertz non poteva rendercele disponibili già in aeroporto, così dobbiamo prendere dei taxi per raggiungere la sede indicataci. Dato che siamo in quindici più bagagli ci servono quattro taxi. Ora, avete presente quando avete la forte impressione che il vostro tassista non abbia assolutamente idea di dove vi debba portare, ma al contrario faccia pieno affidamento sulla sua capacità di seguire i suoi colleghi? Ecco, il nostro tassista – eravamo l’ultima auto del corteo – non solo faceva affidamento sui suoi colleghi ma non si è dimostrato nemmeno in grado di seguirli!!! 😱 Comunque, dopo aver visto un po’ degli anonimi sobborghi di Muscat ed aver telefonato ai nostri compagni già arrivati a destinazione per avere lumi, anche noi riusciamo a riunirci al gruppo davanti la sede della Hertz. E anche in questo caso rimando a dopo le osservazioni su come il Sultano eviti la disoccupazione nel suo regno garantendo un posto di lavoro anche a chi sia palesemente inadeguato 😉

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Recuperate le nostre Toyota Land Cruiser V5 – cambio automatico, ruote 4×4, grandi come bisonti 😎 – la nostra prima meta è la Grande Moschea Sultano Qaboos di Muscat, aperta al pubblico dalle 9 alle 11 del mattino. La Grande Moschea, eretta, come si intuisce dal nome, dall’attuale Sultano Qaboos ecc. ecc. (da qui in poi Qaboos e basta o, se preferite, l’anziano signore come lo chiamavamo noi, visto che la sua immagine campeggia ovunque in Oman: poster, adesivi, bandierine, spille, ecc.) non solo è l’unica moschea visitabile dai non musulmani in Oman, ma possiede al suo interno il secondo tappeto tessuto a mano più grande del mondo. Sappiate che dopo averlo visto (è molto bello) uno dei tormentoni del viaggio è stato che ogni attrazione sarebbe stata la seconda più bella dell’Oman – spiritosi noi 😇

La Grande Moschea è veramente bella, completamente rivestita di marmo indiano e circondata da giardini pieni di fiori coloratissimi e profumatissimi. E’ sicuramente un luogo difficile da rappresentare adeguatamente per immagini a causa delle sue vaste geometrie ed i suoi enormi spazi vuoti. La parte centrale, quella sottostante la cupola, è comunque magnifica, con questo enorme, stupendo tappeto, con l’enorme candelabro appeso proprio sotto la cupola e con tutto il tetto decorato. Eccezionale la cura nella pulizia degli spazi esterni del luogo di culto, una cura che riscontreremo costantemente negli altri luoghi pubblici omaniti, dalla piazza davanti la residenza del Sultano ai forti ristrutturati nell’interno del paese.

Lasciata la Grande Moschea ci dirigiamo al Palazzo del Sultano – anzi, ad uno dei palazzi del Sultano. Nello specifico all’Al Alam Palace. Lo vedete nell’immagine su. Se vi dovesse sembrare un po’ pacchiano, tranquillizzatevi. I gusti architettonici dell’Oman odierno vagano tra il kitsch ed il pacchiano spinto. Almeno qui le colonne non sono glitterate ed i vetri non hanno tinta dorata o azzurra. A posteriori posso affermare che è una delle più sobrie costruzioni moderne dell’Oman!

Lungo le strade di Muscat la vista incrocia numerosi torri, residui di vecchi fortini che esercitano su di me un’attrazione magnetica, costringendomi a fotografarli di continuo. Non so se di loro mi affascini di più la sensazione di aver di fronte delle forme di sabbia create da un dio bambino oppure quell’aria da rovine eterne poste ormai al di là del tempo che scorre inesorabile.

Dopo questo primo giro per Muscat lasciamo i bagagli al Mutrah Hotel e ci dedichiamo al Souq di Muscat e al lungomare, chiamato La Corniche.

Come anticipano tutte le guide turistiche, il Souq di Muscat non è paragonabile a quello di Istanbul o a quelli del Marocco. Comunque merita una visita – non per altro perché la Muscat da vedere è tutta intorno al Souq! 😁 Oltre alle classiche cianfrusaglie si possono trovare anche delle chicche come le lampade che potete vedere nella foto qui sopra.

 

28 Dicembre

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Finalmente inizia il nostro “vero” viaggio in Oman – perché come sempre accade, le capitali di questi stati rispecchiano molto poco lo spirito del posto. La nostra prima tappa è la cittadina di Barka, lungo la costa, per visitare il locale mercato del pesce.

Quando arriviamo due barche stanno scaricando il pescato della mattina e sotto la tettoia del mercato fervono le contrattazioni. Come tutti i mercati osservarne il brulicare di attività è affasciante e risucchia il nostro tempo. Quando riusciamo a staccarci dal colore locale ci spostiamo a Nakhl, per visitarne il forte.

Il Nakhl Castle, come altri che vedremo, è stato completamente restaurato. Certo, vedere una costruzione così nuova e levigata disturba la nostra anima romantica, plasmata ad apprezzare le rovine sbrecciate e cadenti. Questa rete di forti aveva il compito di garantire sicurezza alle carovane della Via dell’Incenso che da qui aggiravano il deserto del Rub’ Al-Khali per raggiungere il Mediterraneo. Nonostante le perplessità iniziali, in realtà ho apprezzato questo programma di restauro. E’ un vigoroso tentativo di mostrare ai turisti l’imponenza di quello che era il sistema di difesa di quel periodo.

Essendo stato ricostruito dalle sue rovine, il forte presenta stanze spoglie, arredate all’uopo con suppellettili ed armi. Nonostante questo abbiamo scorazzato pieni di entusiasmo tra le sue stanze, i suoi magazzini e le sue torri. Finita la visita al forte ci siamo spostati presso il villaggio di Al’ Thowarah, località nota per le sue sorgenti termali.

La zona termale è strutturalmente molto semplice, con una vasca di acqua molto calda che tracima nel fiumiciattolo sottostante. Mettendo i piedi nell’acqua del fiume, ecco che accorrono nugoli di pesciolini a ripulirli dalle impurità. Un’esperienza gradevole. Al’ Thowarah è una zona molto frequentata dalle famiglie e dai ragazzi per i picnic. Non dimenticate comunque che siamo in Medio Oriente ed i picnic degli arabi sono composti da soli uomini. In Oman però c’è anche una forte comunità indiana e pakistana, ragion per cui le uniche donne che vedrete sono le loro.

Ma il tempo di oziare è finito! E’ ora del nostro primo trekking in Oman: raggiungiamo il Little Snake Canyon all’interno del Wadi Bani Awf.

Questi canyon sono incassati tra ripide pareti a strapiombo. Il Little Snake è relativamente facile da percorrere, mettendo comunque in conto una zona di grossi massi dove per alcuni potrebbe non essere facile districarsi per trovare il miglior percorso. Il sole picchia ma per fortuna buona parte del canyon è in ombra, vista l’altezza delle pareti rocciose che lo circondano. Abbiamo tempi serrati per goderci il Little Snake. Questo perché la giornata prevede di percorrere l’incredibile pista sterrata che attraversa i Monti Hajar. Questa pista sterrata può essere percorsa solo con i 4×4 e si innalza fino ad un passo a 2000 metri, sovrastando in maniera spettacolare la Snake Gorge. E’ inverno ed il sole tramonta presto e noi non vogliamo assolutamente farci sorprendere dal buio sulla pista. Ragion per cui ci diamo dei tempi da rispettare rigorosamente.

Lungo la pista è possibile fermarsi presso il villaggio di Bilad Sayt, molto caratteristico. Come potete vedere dalle foto sopra, nonostante il forte isolamento, non si fanno mancare un campo di calcetto 😉 Avremmo voluto fortemente visitare il villaggio ma, visti i nostri tempi stretti, optiamo per non fermarci. Siamo confortati dall’avere in programma altre occasioni per visitare dei villaggi omaniti.

Una volta raggiunto il passo a 2000 metri ed esserci goduti il cielo e le vette al tramonto, affrontiamo la discesa su una strada, stavolta, ben asfaltata. Raggiungiamo così Bahla e prendiamo alloggio presso i Bahla Hotel Apartments.

 

29 Dicembre

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Prima meta della mattina è il sito archeologico di Bat, nei pressi del Wadi Al Ain. Il sito consiste di una serie di tombe preislamiche (si parla del terzo millennio prima di Cristo) poste alla sommità di alcuni colli. Tutta la zona circostante presenta queste sepolture, unica muta testimonianza della cultura che le costruì.

Sebbene, come accennavo su, di questa civiltà non sia rimasta altra traccia che i loro monumenti funerari, resto sempre stupito dalla perizia con cui le pietre furono tagliate e levigate per erigere costruzioni così solide da sfidare i millenni.

Primo trekking del giorno al Wadi Damm. Trek semplice semplice che finisce con delle belle pozze dove fare il bagno 😅

L’acqua è fresca ma ristoratrice. Il Wadi Damm è meta di ristoro anche per gli abitanti del luogo. Come accennavo prima, qui impudentemente in giro vanno solo i maschietti. Trovatisi le nostre donne che si facevano il bagno in costume, ne hanno approfittato per “rifarsi” gli occhi come al cinema 😄

Dopo questo divertente siparietto con i giovani ammiratori ci siamo spostati per visitare Jabreen Castle.
Anche questo forte è stato completamente restaurato. Rispetto a quello di Nakhl mantiene alcune decorazioni sulle pareti e sui soffitti. Per il resto le stanze sono state arredate con suppellettili e libri. Una cosa molto interessante posta in evidenza dal restauro è il sistema di difesa interno del forte, sistema che prevedeva botole sulle scale interne per versare olio bollente sugli invasori che avessero superato le mura!

Sosta successiva il Bahla Castle, visto però solo dall’esterno. Ammetto che i forti mi attirano molto ma, visti i pesanti restauri e la quasi totale mancanza di arredo interno, doverne saltare uno non ci è pesato troppo.

La nostra priorità era visitare il villaggio di Misfah.

Misfah è importante perché è uno dei pochi villaggi, se non l’unico, liberamente accessibili dai turisti. Anzi, liberamente fino ad un certo punto, visto che il percorso nella zona storica è limitato a poche vie. La caratteristica di Misfah è quella di poter mostrare il classico villaggio omanita immerso in un palmeto destinato alla produzione di datteri. Le case infatti sorgono tra le palme ed i canali di irrigazione, degradando man mano lungo il pendio. Volendo nel villaggio è presente un coffee shop dove poter degustare del the all’ombra di un fresco pergolato.
Lanciato Misfah ci spostiamo verso il Wadi Gul, al cui imbocco restiamo estasiati di fronte le rovine del vecchio villaggio di Gul. Apro una parentesi: il villaggio è così ben mimetizzato con la roccia che lo circonda che se non me l’avessero indicato non l’avrei notato dall’auto!
Il tramonto incombe e quindi percorriamo in auto la strada che costeggia dall’alto il Wadi Gul per poter raggiungere il passo del Jahal Shans, anch’esso a quasi 2000 metri.
Dopo un tramonto mozzafiato raggiungiamo Nizwa, dove pernottiamo al Safari Hotel, un posto sobrio 😂😂😂

30 Dicembre

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Siamo a Nizwa e dedichiamo la mattina alla visita del forte e del souq. Il souq è piccolino ma diviso razionalmente: souq del pesce, della carne, dei datteri, della terracotta. Il forte al contrario è imponente, ben ristrutturato e dotato finanche di un interessante museo. Lo giriamo sistematicamente tutto e ci piace molto. Molto bella anche la moschea col suo minareto (anche questa visitabile da soli musulmani, per cui ci limitiamo a rimirarla dagli spalti del forte)

Lasciata Nizwa affrontiamo uno spostamento di un paio d’ore per raggiungere il deserto di Wahiba Sands. dove alloggiamo nel campo di Al Areesh.

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Il campo è situato all’inizio del deserto di dune e, non essendo troppo all’interno del mare di dune, lo raggiungiamo facilmente. Dato che il campo è di fatto costruito su una duna, bisogna salire sulla duna stessa con l’auto. Uno dice: metto il 4×4 e non avrò problemi. Eh no! Al primo tentativo non ce l’abbiamo fatta. Come ci hanno subito consigliato quelli del campo PRIMA si deve far rombare il motore fino a 4000 giri e solo quando si è a quel punto si deve partire a razzo per superare la salita!

In tempo per il tramonto abbiamo approfittato del tour organizzato dal campo in auto sulle dune.

Visti gli scossoni ed i salti, fare foto era quasi impossibile! Mi sono dato ai filmati allora…

Al rientro cena e poi a guardar le stelle, con lezione di Lorenzo, astrofilo provetto. Avrei tanto voluto scattare delle foto alla Via Lattea (mi ero portato apposta il cavalletto) ma purtroppo il nostro campo era troppo vicino alle zone urbane e la parte del cielo che avrei dovuto inquadrare era inondata della luce arancione delle città 😕

In compenso Lorenzo, che si era organizzato per uno star trail, è riuscito a produrre questo bel video (altro problema: gli aerei!!! Con gli aeroporti di Dubai e Doha così vicini il cielo era pieno zeppo di aerei 😫)

 

31 Dicembre

La nostra giornata più lunga! Inizia con una levataccia alle 5 per poter guardare l’alba. Uno spettacolo imperdibile.

 

 

Dopo esserci goduti l’alba riprendiamo il nostro tour dell’Oman, abbandonando il deserto.

 

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Prima meta il Wadi Bani Khalid. E’ un posto molto, molto frequentato dai turisti e dai locali, per cui sarebbe consigliabile andarci come abbiamo fatto noi di mattina, così da evitare la folla. Il trek è molto semplice e finisce con una grotta di difficile esplorazione. A riprova di quanto l’Oman stia cambiando per favorire il turismo, sulla Lonely Planet veniva riportato un guado da superare con una certa attenzione e magari con gli zaini sulla testa. Abbiamo invece trovato un comodo ponticello da percorrere ed altre facilitazioni (gradini o corrimani) lungo il percorso.

Dopo una mattina passata a fare il bagno nel wadi ci siamo spostati al villaggio di Jalan Bani Buali per vedere la Moschea dalle Cinquantadue Cupole.

La visita dura molto poco. La moschea è adibita a dormitorio per i poveri (dormono a terra) e si trova in una zona fatiscente del villaggio. Ed essa stessa non versa in buone condizioni. Invece: sorpresa! Il forte di Jalan non è stato restaurato e finalmente possiamo aggirarci in delle vere rovine! Pay attention: le rovine sono pericolanti, evitate di introdurvi all’interno degli edifici.

Dopo la nostra breve sosta a Jalan ci spostiamo sulla costa nel villaggio di Al Ashkarah. Al Ashkarah è un villaggio di pescatori che ci fa un regalo unico. Arriviamo proprio all’inizio di una tradizionale cerimonia di fidanzamento! Le famiglie del futuro sposo e della futura sposa debbono accordarsi tra loro per suggellare il matrimonio e lo fanno con canti e balli (nonché colpi di fucile esplosi verso il cielo).

All’inizio siamo titubanti, non sappiamo né sia possibile assistere né se sia possibile scattare foto. Ma tutti ci invitano a partecipare – anzi sono loro che scattano foto a noi!!!! Al pari di Jalan Bani Buali, anche Al Ashkarah è una zona ancora poco turistica.

Inutile negare che restiamo affascianti e ci tratteniamo il più possibile nel villaggio di Al Ashkarah. Ma ancora una volta abbiamo i tempi stretti. Dobbiamo raggiungere Ras Al Hadd.

Prendiamo le nostre stanze al Ras al Hadd Holiday Resort, dove consumiamo il nostro “cenone” di capodanno. Che in realtà è una classica cena – di qualità leggermente superiore visto che questo hotel è il migliore di tutto il viaggio – con a disposizione anche birra (indiana) e vino (sudafricano). Tutto di fretta perché dobbiamo andare a vedere le tartarughe nella Ras Al Jinz Turtle Reserve.

Ebbene si, l’Oman ha instituito una riserva naturalistica su queste spiagge per tutelare le tartarughe marine che qui vengono a depositare le uova. Sebbene, come avremo modo di constatare, l’approccio degli omaniti sia molto commerciale – si rammaricavano di averci potuto mostrare solo una tartaruga anziché le quattro-cinque che speravano di farci vedere, senza contare il nugolo di turisti assiepato intorno a quell’unico esemplare – è sicuramente un passo avanti notevole per una cultura, quella araba, che difficilmente mostra attenzione verso la natura.

Tornati dalla riserva ci manca solo di festeggiare il capodanno a mezzanotte. Prima necessità: le birre. Che però non possono uscire dal ristorante o dal bar. Quindi lo fanno nascoste in due zaini! 😉

Dopodiché tutti sulle auto per andare in spiaggia 😁

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Prima di partire, alcuni di noi stavano chiacchierando con un paio di guide locali che accompagnavano altri gruppi. Visto che ci allontanavamo con le auto per la spiaggia (in realtà è il deserto che finisce in mare più che una vera spiaggia) ci siam sentiti dire dalle guide: “ci vediamo dopo chè veniamo a recuperarvi…” Parole sante…

Ok. Si va in spiaggia e la prima auto del nostro piccolo corteo decide di puntare verso una parte più isolata della spiaggia. Ero sulla terza auto quando ho visto la prima macchina rallentare sempre più ed abbassarsi di livello 😁 E così la seconda 😰 Due auto su tre insabbiate alle 23,30! Ottima media 😱 Ve lo anticipo: il problema era che, non avendo previsto di andare sulla sabbia, non avevamo sgonfiato le ruote dei nostri mezzi. Per nostra fortuna c’erano questi ragazzi che da Dubai erano a fare camping lì sulla spiaggia (arabi a bere tranquillamente birra, non commentiamo 😎) che, gentilissimi, hanno iniziato ad aiutarci sgonfiando le gomme e provando a tirar fuori le macchine. Nulla. Poco dopo arrivano le due guide con la loro auto già predisposta per la sabbia. Trainano senza difficoltà la seconda auto fuori dalla sabbia. Ma la prima… aveva il pianale che toccava la sabbia! E’ finita che a mezzanotte noi abbiamo fatto una piccola pausa per festeggiare 🍾🎊🎉 il nuovo anno, dopodiché siamo tornati a supportare la squadra di angeli impegnata, tra spinte e strattoni, a tirar fuori l’auto. Per loro era ormai diventata una sfida tirarla fuori. Ogni tanto si fermavano, facevano un briefing in arabo tra di loro e avanti con una nuova tecnica. Per l’una del mattino la nostra prima auto era finalmente libera. I campeggiatori sono stati ringraziati con due ottimi dolci italiani (un panforte ed una torta sbrisolona), che han gradito tanto. Le due guide con delle birre e due chiacchiere – noi avremmo anche voluto ricompensarli diversamente ma si rifiutavano di accettare denaro, per cui… 🍻

Ed ora un momento di pausa, perché dalle chiacchiere notturne abbiamo approfondito la nostra conoscenza del Sultanato dell’Oman e le tante incongruenze viste durante il viaggio. Vi avevo accennato già a qualche posto di lavoro palesemente inventato all’inizio del mio racconto. Ricordate il passatore di timbro al controllo passaporti? Il tassista che non conosceva le strade? Aggiungo anche la squadra alla cassa dei supermercati: uno batte alla cassa, uno gli passa la merce da battere, uno riempie la busta. Ma non erano solo i posti di lavoro incongrui ad averci incuriositi. Troppo spesso durante gli spostamenti eravamo passati vicino a delle ville erette in pieno nulla. E con nulla intendo zone desertiche o brulle, comunque lontane dagli agglomerati urbani. E ce ne chiedevamo il senso… Le guide ci hanno quindi spiegato come il Sultano Qaboos sia sì un sovrano assoluto, ma così munifico con i suoi sudditi che costoro lo amano. In cambio della loro rinuncia all’autodeterminazione il Sultano garantisce posti di lavoro (non qualificati) a tutti – anche inventandoli appunto. Stipendi modesti certo, ma in Oman non si pagano tasse (grazie al petrolio). A chi è indigente il Sultano finanzia il matrimonio. E comunque dona 300 mq di terreno ai novelli sposi per edificare la casa coniugale (ecco spiegate le ville nel nulla). Il Sultano inoltre incoraggia anche l’imprenditoria privata, finanziando nuove attività commerciali con prestiti senza interessi. Nulla di diverso da quanto fanno le monarchie del golfo per mantenere saldo il loro potere. Con in più una politica estera del sultanato strettamente neutrale nei confronti dei dissidi tra sciiti e sunniti. Il Sultano è così attento ad essere neutrale da censurare buona parte delle notizie estere sui media locali! Insomma il classico “falso” paradiso che con il prezzo attuale del petrolio non so quanto possa durare.

 

1 Gennaio

Dopo questo lungo 31 Dicembre, con sveglia alle 5 del mattino e andata a letto tra le 2 e le 3 del mattino successivo, oggi ce la prendiamo con calma. Che tradotto vuol dire che affrontiamo comunque un paio di wadi 💪🏼😁

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I due wadi sono vicini ma preferiamo iniziare dal Wadi Tiwi. Al contrario del secondo, il Wadi Ash Shab, qui bisogna salire per una strada tortuosa e stretta lungo le pendici del canyon per raggiungerne le pozze sul fondo. Ed essendo oggi venerdì, quindi un giorno festivo per l’Islam, abbiamo reputato fosse meglio trovare più gente sul tardi nell’altro wadi, molto più agevole da percorrere, che qui dove uscire da un ingorgo, con auto che salgono e che scendono, potrebbe essere arduo.

Alla fine della lunga e tortuosa stradina troviamo un villaggio. Lì due ragazzi ci guidano per scendere lungo le pendici del wadi, in mezzo ad un palmeto, per raggiungere le pozze. Farvi il bagno non è facilissimo, ma alcuni del gruppo non si tirano comunque indietro.

Meta successiva il Wadi Ash Shab. Lasciamo le auto sulla strada, perché per accedere al wadi bisogna essere trasbordati da delle piccole imbarcazioni. Il percorso a piedi è lungo e affascinante. Il cammino dura circa un’ora ma è molto agevole ed è intervallato da varie pozze dove ci si può bagnare. Ma il pezzo forte è la pozza finale. Dopo averla percorsa a nuoto si riesce a passare in una stretta fenditura nella roccia che sbuca in una grotta naturale. Un posto incantato dai colori delicatissimi.

All’imbrunire torniamo alle auto per raggiungere il Sur Hotel a Sur.

 

2 Gennaio

Passiamo la mattina a Sur andando a piedi dall’albergo al quartiere storico di Al Ayjah.

Al Ayjah è un quartiere di pescatori dove ancora si trovano (per poco) piccole case bianche in stile arabo con i caratteristici portali in legno massiccio intarsiato, decorati con borchie. Ho scritto per poco perché anche qui sono in costruzione nuove residenze, maestose e sommamente kitsch (colonne glitterate e vetrate dorate, ve ne risparmio le fotografie 😰).

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E’ il nostro ultimo giorno in Oman e dobbiamo tornare con calma a Muscat, visto che abbiamo l’aereo all’alba. Decidiamo di fermarci a Fins, un villaggio nei cui pressi sono presenti delle belle spiagge.

Il sole picchia e l’acqua è invitante: un bagno ci sta tutto. A maggior ragione abbiamo deciso di prendere due stanze a Muscat per farci le docce e ricomporre i bagagli prima di andare in aeroporto 😉

Tappa successiva Bamah ed il suo Sink Hole – un enorme cratere al cui fondo c’è una pozza d’acqua salmastra.

Dopodiché ritorno a Muscat, doccia in albergo, ultimi acquisti al souq, cenetta finale e, dopo circa 1600 km percorsi in Oman, ritorno a casa ✈️