Il passo falso di Adobe con Lightroom 6.2

Ad una settimana di distanza dal rilascio di Lightroom 6.2, Adobe arriva con la versione 6.2.1 e con delle scuse pubbliche. Cos’è successo? Oltre all’enorme potenziamento sul fronte cloud (ne avevo parlato qui), Adobe ha iniziato un processo di semplificazione dell’interfaccia di Lightroom. Si sono concentrati sul pannello di importazione rendendolo più user friendly. Da ex utente Aperture ho sempre sostenuto che la sezione di importazione aveva veramente bisogno di un ripensamento dalle fondamenta. Il team ha anche esagerato con la semplificazione, eliminando fin troppe opzioni. Ma questo è il meno. Adobe è incappata invece in un classico problema legato al software in questi ultimi ultimi anni: date di rilascio troppo serrate, che comportano l’arrivo in commercio di prodotti ancora immaturi. Nel caso specifico la nuova interfaccia mandava in crash irrimediabilmente le versioni di Lightroom installate sull’ultima release del sistema operativo di Apple, El Captain.

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Una settimana di polemiche su forum e social da parte degli utenti impossibilitati ad utilizzare Lightroom, lavoro sodo da parte del team e rilascio in questo weekend della versione corretta, la 6.2.1. Con tanto di scuse pubbliche da parte di Tom Hogarty, gran capo degli sviluppatori di Lightroom. E speriamo che la lezione sia bastata ad Adobe per indurli ad una revisione delle loro tempistiche. D’altronde questo sembrerebbe essere l’anno giusto per questo genere di riflessioni, con una delle grandi del settore, Apple, che ha rilasciato le nuove versioni dei suoi sistemi operativi puntando esplicitamente più sulla qualità che sulle nuove funzioni.

Il font San Francisco spiegato da Antonio Cavedoni

E’ un italiano, Antonio Cavedoni, a spiegare al WWDC 2015 di Apple il nuovo font San Francisco. Interessante sia per la chiarezza, sia perché parliamo di un font nato direttamente per i display e non per essere stampato. Il link al video è qui.

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Scoprirete che esistono due versioni del font (display e text) ottimizzate per essere ben leggibili in base alla dimensione del font stesso. Ma soprattutto cavedani ci fa una breve ma chiara lezione di tipografia.

WWDC 2015

Lunedì si è svolta la conferenza dedicata agli sviluppatori per i sistemi operativi di Apple. Ovviamente troverete i dettagli su tutti i siti dedicati direttamente o meno al mondo Apple. Non sarò certo io a fare qui un riassunto.

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Però qualche considerazione mi va di scriverla. Cose positive e cose a cui sono rimasto indifferente.

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Il MacBook 12″ è l’iPad per chi deve produrre contenuti

iPhone ed iPad sono stati dei grandi successi per Apple. Il primo perché ha portato internet nelle tasche delle persone. Il secondo perché l’ha portata sui divani delle case. Il grande limite di iPad è che è perfetto per fruire dei contenuti ma ostico per la produzione degli stessi. Apple ha a lungo sostenuto lo sviluppo di applicazioni volte alla produttività. Han tirato fuori iMovie per iOS e la suite iWork. Ma senza una tastiera fisica è veramente difficile utilizzare l’iPad per scrivere anche un documento che sia solo un po’ corposo. C’ho provato in passato. ma ho lasciato perdere. Poi sono iniziati i rumors su un iPad da 12″ dedicato ad un ambito professionale e dotato di pennino. Non so se lo produrranno, ma a mio parere resterebbe il problema della maneggevolezza. Poi stasera presentano il MacBook.

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Da Open Software ad Open Web

Miguel de Icaza è il cattivo ragazzo di Linux. E’ quello che dopo aver contribuito a sviluppare GNOME s’era messo a realizzare MONO, il porting per Linux e Os X della infrastruttura .NET di Microsoft. Nulla di male, anzi utile. Ma vallo a spiegare ai puristi dell’open source.

Miguel de Icaza è un ragazzo – odio ragazzo, ha un anno più di me… è un ragazzo, dicevo, intelligente. E ha scritto un post molto interessante sul suo blog. L’ha intitolato What Killed the Linux Desktop.

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Apple e il File System

Il file system è sempre stato come noi lo conosciamo: ordinato in file e cartelle con il suo ordine gerarchico. Vi siamo talmente abituati che anche pensare di cambiarlo ci fa sorridere. L’idea stessa di non poter ordinare in cartelle e sottocartelle i nostri documenti ci impaurisce. Tant’evvero che finora i progetti sviluppati per migliorare la gestione dei documenti si basavano comunque sul vecchio paradigma. Parlo di Nepomuk, ItsMe o del poco più che concept Lobotomy. Tutti progetti che ho seguito, per quanto nelle mie capacità in passato.

Ma il mondo cambia e si evolve e stiamo assistendo ad un lento abbandono dei classici computer a favore di una serie di dispositivi più o meno mobili da affiancare alla macchina casalinga. In casa Apple, ma non solo, si sta puntando molto su servizi distribuiti, tipo iCloud.
L’idea che mi sono fatto guardando il keynote dell’ultimo WWDC è che si voglia dare la possibilità all’utente di gestire i propri documenti ovunque e con qualunque dispositivo.

Con la prossima versione di OS X, Mountain Lion, non solo finalmente i programmi della suite iWork potranno accedere ai propri documenti su iCloud, ma tale funzione sarà estesa ad anteprima che ci permetterà di archiviare e condividere con i nostri dispositivi anche i file pdf.

A questo dobbiamo aggiungere anche la condivisione delle immagini con Streaming foto. Anche se continuo a sostenere che sia necessaria un’applicazione leggera per gestirle da Mac. Ora bisogna aprire iPhoto o Aperture, quando sarebbe opportuno accedervi o da Anteprima o da un’app apposita. Personalmente penso che iPhoto/Aperture anzi abbiano bisogno più che di accedere e inviare immagini singole a Streaming foto di avere la possibilità di pubblicare gli album su iCloud e condividerli facilmente. Un po’ alla stregua di quanto possibile con la versione di iPhoto per iOS tramite Photo Journals.

Fatti salvi i problemi di privacy dei propri documenti sui server Apple ecco che mi viene in mente un’altra necessità fondamentale. Se il sistema di archiviazione diviene orizzontale anziché verticale – perdiamo cioè la possibilità di cartelle ed infinite sottocartelle – ecco che dobbiamo però poter raccordare i diversi documenti (pdf, immagini, testi, ecc) tramite dei tag. Così da collegarli facilmente e permetterci una sempre necessaria organizzazione degli stessi. E che spotlight deve non più limitarsi a ricercare nel dispositivo su cui è installato, ma anche su iCloud.

L’introduzione già nel prossimo os di queste caratteristiche, ripeto: app dedicata a streaming foto, tag sui file, spotlight che cerca anche su icloud, sarebbe fondamentale per rendere veramente funzionale l’aver a disposizione ovunque i propri file.

L’altro pensiero che mi era venuto riguardava il backup dei dati. Al momento OS X tramite Time Machine garantisce un backup automatico del nostro hard disk. Ma su iCloud? Se cancelliamo per errore un file dal mac, possiamo sempre recuperarlo tramite Time Machine. Al momento se cancelliamo un file su iCloud lo perdiamo per sempre. E’ ovviamente un’incongruenza, pericolosa per chi volesse utilizzare del materiale professionale sul servizio distribuito di Apple.

Spero di non essere stato il solo a fare queste considerazioni davanti l’ultima presentazione di Mountain Lion e che Apple a breve intervenga per rendere iCloud finalmente completo.