Tregua nell’ambra

Tregua nell’Ambra è un bel romanzo storico. Italia. Puglie. Seconda guerra mondiale. Ma qui non ci sono battaglie. Qui non c’è il fronte a cui siamo abituati nei film. Qui c’è quell’altro fronte, quello che non riusciamo mai a definire con un’immagine netta: il fronte interno. Qui c’è la fame. La lotta giornaliera della popolazione civile tra i bombardamenti inglesi e le angherie delle camice nere fasciste. E per quanto all’inizio del romanzo i protagonisti tentino di vivere, di sopravvivere in un equilibrio precario, la guerra è un meccanismo infernale che li schiaccia. Che li schiaccia brutalmente. Che li spinge a compiere delle scelte. Scelte che cambiano irreversibilmente le loro vite. Morte, ribellione ma anche amore. Uno spaccato vivido di una pagina troppo spesso ignorata della nostra storia.

Il libro è disponibile gratuitamente qui in formato elettronico. L’autrice rivendica con questa auto pubblicazione una protesta forte contro la difficoltà ad essere pubblicata dagli editori tradizionali.

La setta degli angeli

Era un po’ che avevo lasciato Camilleri: il troppo storpia. Ritornare alla Sicilia con questo libro è stato bellissimo. Merita di essere letto perchè apre riflessioni sul mondo di oggi, così simile in alcuni aspetti a quello dell’inizio del mille e novecento. Ma non voglio dire di più. Merita, appunto, di essere letto.

Il cimitero di Praga

L’opera di Eco non è trascurabile. Riuscire a legare con un filo conduttore unico i vari rigurgiti antisemiti ed antimassonici del fin de siecle non è impresa da tutti.
Certo i salti temporali confondono e la messe di personaggi che entrano ed escono dalla storia, per riaffacciarvisi a volte più tardi, è notevole e metterebbe in difficoltà chiunque.
Il problema di fondo però è la – scontata forse – monotematicità della storia. Sia le argomentazioni antimassoniche che quelle antisemite si ripetono con poche vere varianti, varianti sempre più iperboliche, ma sempre simile ed alla fine scontate. Non è colpa di Eco, è la Storia, ma tant’è: a metà libro l’interesse scema sensibilmente. L’ho finito di leggere solo per inerzia…

Altai

È stato complicato buttar giù un commento su Altai. È il seguito di Q e non poteva essere allo stesso livello. Alcune opere letterarie sono uniche e lo rivendicano esplicitamente. Però… Anche Altai ha i suoi pregi. La scrittura collettiva anche quì riesce a stupire, maneggiando superbamente la lingua, anzi le lingue: il veneziano, il “giudasmo” e quant’altro. Termini arcaici che ci immergono nel tempo che fu. Idee potenti, sogni, invidie, giochi di potere. Vita e morte.
Se una critica debbo farla, e sento di dovere, è al personaggio che fu tanti e nessuno in Q, il Ludovico del periodo vissuto a Venezia. Il Tedesco è troppo mitizzato, troppo mi sembra un deus ex machina, troppo alieno. Eccezionale infine lo spaccato della società turca, con i suoi limiti, con le sue ingiustizie. E con la sua eccezionale tolleranza, paragonata all’odio feroce dei cattolici verso protestanti, ebrei, musulmani.

Morte a Firenze

Dalle recensioni lette su aNobii sembra che questo romanzo sia piaciuto a molti. A me invece no! Sarà pur vero che il parallelismo tra la Firenze alluvionata del ’66 e l’animo del commissario Bordelli è ben sviluppato. Ma è anche vero che la trama si trascina. Spesso ho pensato di lasciar perdere. Parte come un giallo e l’azione si svolge, come per caso o per fortuna, a mala pena nell’ultimo quarto del libro. Il resto è tutta attesa… troppa attesa!

Quattrocento

Il romanzo è veramente brutto, con una trama che non regge. Si divide su due piani temporali. Quello che narra della congiura dei Pazzi è poco più che la trascrizione delle cronache dell’epoca. Quello che si svolge nel presente è meglio saltarlo a pie’ pari. Ma la chicca viene in chiusura, nei ringraziamenti. Lì l’autrice ci rivela che, una volta avuta l’idea, aveva tardato a scrivere il romanzo a causa della febbre da romanzo storico che ardeva in libreria. Avrebbe fatto meglio a seguire quell’intuizione…