La grande strategia dell’impero bizantino

Luttwak non è mai l’ultimo arrivato su argomenti strategico-militari e ho letto con piacere ed interesse questo suo saggio. Molto, molto attuale. Oggi, come allora, i nemici del momento possono diventare gli alleati del domani. Oggi, come allora, è preferibile evitare le battaglie dissuadendo i nemici con altri mezzi. Dalle regalie, agli accordi economici. Dall’influenza esercitata dalla nostra cultura, alla deterrenza esercitata da eserciti sempre pronti ed efficaci.

Quello che mi ha colpito di più è stata la capacità del bizantini di modificare radicalmente la strategia romana storica. Quando costruirono e mantennero l’Impero, i romani avevano come obiettivo la distruzione degli avversari. Erano militarmente più forti ed organizzati, economicamente possenti. E, spazzati via i loro nemici, non v’erano popolazioni che a breve ne potessero prendere il posto. Le legioni, la loro fanteria pesante, erano il nerbo del loro esercito. Al contrario la cavalleria aveva per lo più il compito di inseguire i fuggiaschi o poco più.

L’esatto opposto dell’epoca delle invasioni barbariche. L’arco composito degli Unni e delle altre popolazioni nomadi, unito all’estrema mobilità a cavallo, avevano reso la fanteria pesante troppo vulnerabile. I bizantini acquisirono la tecnica del potente arco composito, spostarono l’asse del loro esercito proprio sugli arcieri a cavallo. Produssero una vasta manualistica militare i cui principi erano costanti nei secoli: evitare le battaglie campali – meglio le imboscate o aggredire piccole formazioni nemiche -, lasciare sempre una via di fuga al nemico – onde evitare inaspettati rivolgimenti dell’esito della battaglia – e utilizzare diplomazia e corruzione per sgretolarne l’unità.

Barbarian Invasion

A questo punto ho deciso di rispolverare un vecchio gioco Rome Total War – Barbarian Invasion. Ho sempre amato Rome Total War, ma ho sempre avuto difficoltà epocali con la sua espansione, Barbarian Invasion appunto. Ero abituato alla strategia romana classica. Avanzavo distruggendo i miei nemici, provincia dopo provincia. Inesorabilmente. Le provincie conquistate diventavano tranquille fonti di reddito per finanziare nuovi eserciti.

Con Barbarian niente di tutto questo. A capo dell’Impero d’Oriente le città andavano in rivolta che era uno spasso – non vi dico con quello d’Occidente. A livello militare i miei eserciti venivano spazzati via dai cavalieri armati d’arco. Le truppe spesso fuggivano alla sola carica dei nemici.

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E allora mi sono detto: applichiamo quanto appreso. Aspettiamo che il fiume di tribù barbare sia passato. Sacrifichiamo le province meno difendibili. Rafforziamo le mie metropoli, tessiamo alleanze ed utilizziamo il tesoro per corrompere gli eserciti nemici.

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Sulla difensiva sulla frontiera danubiana – con due città alla fine saccheggiate ma prontamente riconquistate una volta allontanatesi le orde barbare – ho concentrato le mie energie per bloccare i Sassanidi ad oriente. Militarmente più deboli dei barbari, con la caduta della loro capitale si sono adeguati ad una pace durata quasi tutto il resto della partita. Con pazienza ho creato nuovi eserciti, senza sguarnire le mie metropoli. Poi, per non pregiudicare i miei rapporti con nervoso Impero d’Occidente, ho atteso. Al momento propizio ho spedito due eserciti via mare a conquistare Cartagine (rivoltatasi ed in mano ai Ribelli) e Roma (rivoltatasi anch’essa e senza governo). In Africa i Berberi avevano da tempo perso il loro slancio e la mia successiva occupazione di Leptis Magna ha pacificato la zona. In Italia l’Impero d’Occidente mi ha dichiarato guerra per riprendersi Roma. Il potente esercito che avevo mandato ha sconfitto ciò che restava delle truppe occidentali nell’assedio di Ravenna. Di lì conquistare Milano e Taranto è stato un gioco da ragazzi. Con la Gallia in mano a tribù barbare mie alleate, una veloce spedizione partita via mare dall’Africa ha occupato metà Spagna. Solo a quel punto i Sassanidi sono scesi di nuovo sul piede di guerra. Ma memore delle mie letture, nel tempo avevo già rafforzato i miei eserciti anche in oriente. E, nonostante una crisi economica dovuta alla lunga guerra contro l’Impero d’Occidente, con la caduta quasi contemporanea di altre tre città sassanidi ho finalmente visto per la prima volta la vittoria a Barbarian Invasion!!!

Thanks Luttwak 🙂

I barbari

Ho già scritto sull’argomento in relazione al video di Feltrinelli in un precedente post. Poi ho comprato il libro e finalmente l’ho letto.

Bello ed interessante. L’opinione di un uomo che non capisce bene il mondo che lo circonda e, invece di sproloquiare sul degrado dei tempi moderni, intravede la soluzione al suo disorientamento in una mutazione in atto, verso un modello di società e di cultura dove la superficie delle cose è più importante del loro senso reale e profondo, dove conta più la velocità della riflessione, più il piacere di fare che la fatica di approfondire.

Con un appello finale a mettere in salvo quello che ci è caro del vecchio mondo che và scomparendo, ma tenendo bene a mente che, vivendo una mutazione anzichè un’invasione, ciò che porteremo con noi non sarà messo in salvo dalla mutazione ma nella mutazione stessa.

Baricco ed i barbari

Interessante come sempre Baricco. Almeno per me. Da quello che si dice Baricco o lo ami o lo odi. Io lo trovo interessante.

Interessante soprattutto la lezione tenuta a Milano sul suo saggio intitolato I barbari e la mutazione.

Non l’ho letto, anche se mi ripropongo di farlo. Comunque ho visto la lezione su Youtube, nel canale della Feltrinelli.

Barbari e mutazione sono semplicemente la nuova generazione, quella del movimento, contrapposta all’altra, quella statica o dell’approfondimento.

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La Folie Baudelaire

Ho comprato il libro perchè incuriosito dall’intervista fatta da Fazio a Calasso, l’autore, nella trasmissione Chetempochefà.

Non è un romanzo, ma nemmeno un vero saggio. E’ un insieme arioso di personaggi che ruotano intorno a Baudelaire. Scrittori, pittori, critici.  E’ un affresco della Parigi del Secondo Impero, della vita che la anima e del moderno che lì nasce e di lei si nutre. Moderno di cui Baudelaire è archetipo e primo fondatore.

Di Baudelaire in fondo ritroviamo Il Cigno e l’unica sua opera in prosa, la descizione di un sogno. Tutto il resto è ciò che ha influenzato o che è stato influenzato da questo grande artista.

NAM

NAM è, come enuncia il sottotitolo, niente più che la cronaca della guerra del Vietnam dal 1965 al 1975, anno della caduta di Saigon. E’ una raccolta che fece mio padre e che avevo letto non so quanto tempo fà. A Natale rovistando a casa dei miei l’ho ritrovato in una delle librerie e me la sono portata a Roma per rileggermela. Sono due volumi con qualche mappa e varie schede sull’armamento delle parti opposte, oltre alla cronaca degli eventi bellici e alle testimonianze di chi li ha vissuti direttamente.

La caduta dell’impero romano

Il periodo della caduta dell’Impero d’Occidente m’aveva sempre incuriosito. Lo si studia sempre superficialmente. Ci sono le invasioni barbariche e alla fine Romolo Augustolo viene deposto.
Peter Heather ci dà un quadro più preciso della lunga agonia dell’Impero d’Occidente, sottolineando come sia l’aumentata civilizzazione delle tribù germaniche sia la spinta militare degli Unni abbiano avuto un ruolo maggiore di quello fin quì attribuitigli.