Baricco. Il Baricco scrittore o lo si ama o lo si odia. Questo si sa. Poi c’è il Baricco saggista. Meno noto. Avevo già letto una decina di anni fa il suo precedente saggio: I Barbari. Saggio sulla mutazione (link qui) e mi era piaciuto molto. Sia per l’acutezza dell’analisi, sia per la capacità di sganciarsi dai giudizi e dalle opinioni mainstream per andare a cercare autonomamente il senso delle cose che ci circondano e che non capiamo bene.

Con questa seconda opera Baricco prosegue su quella strada, sulla strada di tentare di comprendere come e perché è cambiato il mondo dopo quella che lui definisce “l’insurrezione digitale”. Una “insurrezione” resa possibile a partire dall’opera di alcuni ingegneri visionari della California degli anni ’70 e proseguita nei decenni successivi – si parte da lontano ma, tranquilli, si procede velocemente. Tutto nasceva dal fallimento della cultura novecentesca: la più sublime prodotta dall’uomo per le vette artistiche e tecnologiche raggiunte. Ma anche la più atroce, capace di scatenare due guerre mondiali, di sganciare due bombe atomiche, di produrre dispotismi terrificanti. Di fronte a tutto ciò una nuova umanità, una umanità che già pensava con schemi diversi da quelli del Novecento, voleva creare un mondo dove quelle atrocità non potessero più ripetersi. Un mondo dove confini, senso di appartenenza nazionale, comunicazione controllata non permettessero più di sterminare milioni di persone senza che sostanzialmente nessuno ne sapesse qualcosa.

Baricco parte da un punto base: la rivoluzione tecnologica è figlia di una rivoluzione mentale e non il contrario. E su questo si può concordare facilmente, perché alla fine solo le rivoluzioni mentali (vedi l’Umanesimo o l’Illuminismo) hanno la capacità di cambiare il paradigma secondo cui l’umanità interpreta il mondo. Non siete sicuri? Pensate che sia l’avere in mano uno smartphone a disconnetterci dalla realtà che ci circonda? Oppure il contrario? Cioè che siamo noi stessi a cercare un tipo di connessione con il mondo che il telefono fisso non poteva fornirci?!?

Non mi metto qui a riassumere tutto quello che Baricco mette in evidenza e che approfondire sotto vari aspetti – il mio caldo invito è quello di leggere The Game prima di dare giudizi frettolosi. Però una cosa voglio riassumerla qui, un po’ come un appunto da tenere a mente per me stesso, un po’ per incuriosirvi…

L’essenza di questa nuova mentalità – ma anche la sua debolezza – è la disintermediazione, il saltare i passaggi intermedi della società, quei “sacerdoti” del sapere, della cultura, dell’informazione che elaboravano il mondo e ce lo fornivano in una forma semplificata ma a noi più congeniale. L’aver portato un computer su ogni scrivania, anzi uno smartphone in ogni tasca, ha avuto alla fine del percorso un risultato duplice. Ha restituito diritti e dignità ad un sacco di gente permettendo loro di accedere al tutto (tutta la conoscenza, tutta la musica, tutti i film, tutta la realtà) nel tempo brevissimo di un clic. Ma ha anche prodotto un individualismo di massa che ha messo in crisi buona parte di quelle stesse persone, prive dicevamo degli strumenti intellettuali atti ad interpretare il mondo ed ormai senza più il supporto di quei famosi corpi intermedi della società che avrebbero appunto potuto mediare tale conoscenza.

Vivere ai ritmi di questa nuova epoca è per molti difficile: mancano le istruzioni e non ci sono reti di salvataggio per chi sbaglia. L’epoca del Game ha distrutto i sogni di molti, li ha impoveriti e resi disperati. Per molti di loro il ritorno a vecchi miti come la Nazione o i confini controllati – quei miti che avevano fatto grondare di sangue il Novecento – appaiono ora come un possibile rifugio contro un mondo che li minaccia. Ed è proprio la politica dei nostri giorni – i Trump, i populisti, la Brexit – ad essere un termometro della imperfezione della nuova era in cui siamo ormai entrati.

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