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Zambia

È il mio terzo viaggio in Africa australe. A domanda, rispondo: si, il mal d’Africa esiste. Volevo andare in un posto ancor meno turistico dei paesi dove ero stato in passato. Ma non volevo nemmeno rinunciare alla relativa sicurezza che avevo comunque avvertito in quei posti. E così la scelta è caduta sullo Zambia (anche se debbo ammettere che un pensierino all’Angola l’avevo fatto). Visto che se dico ai miei amici: “affittiamo un’auto ed andiamo in Africa” loro pensano che stia scherzando, anche quest’anno si parte con Avventure nel Mondo. Il viaggio quindi prevede di percorrere autonomamente il paese con dei 4×4 e dormire in tenda. L’itinerario si è dipanato principalmente lungo il corso dello Zambesi: dalla città di Livingstone al Lower Zambesi National Park. E da lì nell’estremo est, al confine col Malawi, al South Luangwa National Park. Il programma inizialmente avrebbe previsto anche la visita del Kafue National Park, nel nord dello Zambia. Il Kafue è una regione enorme ma avevamo raccolto notizie per cui negli ultimi due anni i turisti che avevano raggiunto la parte meridionale del parco non avevano avvistato animali. Sembrerebbe infatti che i contadini abbiano allargato le terre coltivabili appiccando numerosi incedi. Sebbene tutto questo sia avvenuto all’esterno del parco, gli animali si sarebbero spostati in massa nella zona nord, a ridosso col confine col Congo. Non esistendo strade che taglino da sud a nord il Kafue, avremmo impiegato una settimana per girare intorno al parco stesso. Una tempistica proibitiva per il nostro viaggio. Abbiamo alla deciso di rinunciare al Kafue e di aggiungere un’escursione in Botswana per una crociera sul fiume Chobe.

Due settimane quindi per ubriacarsi di safari in auto (game drive) e di crociere in barca (boat game drive). Due settimane in tenda e muniti di cucina da campo. Faticoso? Sicuramente ma alla fine meno di quello che avevo preventivato. Merito anche del gruppo composto da persone veterane dell’Africa e molto capaci.

Il gruppo allora: in tutto siamo in dieci. In nove veniamo dall’Italia. Il decimo è il nostro autista/meccanico sud africano. Si chiama Mas Venter. Lui però si è sempre fatto chiamare Fani. Un tipo burbero, una vita passata in fabbrica fino alla pensione. Ora arrotonda lavorando qualche mese l’anno come meccanico e autista per la Twana Adventures. Due auto quindi (Fani guiderà sempre la sua, noi in tre ci alterneremo a guidare l’altra) ed un carrello a rimorchio per cucina da campo, tende, tavolo e sedie.

Lo Zambia è una ex colonia inglese. Tutti parlano inglese oltre alla loro lingua e si guida dalla parte sbagliata della strada.

4 agosto

Partiamo da Roma e Milano. Si vola su Emirates, quindi sicuramente comodi. Scalo a Dubai e seconda tratta per Johannesburg.

5 agosto

Da Johannesburg voliamo a Livingstone con la South African Airlines. Come ricordavo dal 2014 l’aeroporto di Livingstone è molto spartano. Per entrare in Zambia occorre acquistare un visto di ingresso direttamente al controllo passaporti. Rispetto al mio ultimo viaggio adesso esiste un visto combinato, il Kaza, che permette di acquistare due ingressi per Zambia e Zimbabwe a soli 50$. Calcolate che il visto per un solo ingresso in Zambia costa 50$, per lo Zimbabwe 30$ e che noi alla fine del viaggio dovremmo passare più volte queste frontiere. Con due Kaza Visa risparmieremo qualche soldino. Qui troverete qualche delucidazione in più.

All’aeroporto ci attende Fani con uno solo dei due fuoristrada. Ci spiega che recupereremo l’altro la sera stessa da un altro gruppo. Per questa prima serata è previsto l’alloggio alla Kays Guest House, vicinissima all’aeroporto – nulla di che come sistemazione ma servirà solo a riprendersi dalle molte ore di volo. Approfittiamo quindi per una doccia e per una prima puntata al supermercato sia per comprare parte delle vettovaglie di cui avremmo bisogno, sia per cambiare i dollari in Kwacha, la moneta dello Zambia. Scopriamo infatti che in Zambia i cambiavalute sono normalmente all’interno dei supermercati delle cittadine più grandi.

All’imbrunire in due accompagniamo Fani a recuperare la seconda auto dall’altro gruppo di Avventure. Approfittiamo per fare due chiacchiere: sono partiti da Johannesburg, hanno attraversato il Mozambico ed il Malawi per arrivare fin qui, alle Cascate Vittoria. Ci raccontano che a Jo’burg avevano preso due auto nuove di pacca dal leasing, ma che entrambe si erano rotte dopo pochi giorni. Fani era quindi stato mandato da loro come soccorso dal referente locale di Avventure per poter continuare il viaggio. Parlando dell’auto che avremmo guidato noi, ci hanno subito specificato come non avesse una gran ripresa, ma che fosse comunque estremamente affidabile. Confermo sin d’ora: spolmonata ma affidabile.

Recuperata la seconda auto ci concediamo una abbondante cena in un bel locale di Livingstone: il Caffè Zambesi.

6 agosto

Finalmente inizia il viaggio. Riempiamo i due serbatoi della nostra auto – quella spolmonata ma affidabile – per scoprire che il giunto che li raccorda perde benzina! Fani poi aggiungerà una fascetta per limitare la perdita ma il tubo è arrugginito e quindi c’è poco da fare…

La strada da Livingstone a Lusaka è devastata da buche e crateri e percorsa incessantemente da camion dalla tenuta precaria. Lo Zambia è un paese dalle enormi riserve di rame e molti di questi camion trasportano appunto lastre di rame verso i porti del Sud Africa. Destinazione finale: Cina.

La sera raggiungiamo lo Zambezi Breezers Lodge and Campsite, un campo sullo Zambesi dalle parti di Chirundu, non lontano dal Lower Zambesi National Park. In questo viaggio dormirò per la prima volta in due campi NON recintati. Qui e successivamente presso il South Luangwa National Park. Sicuramente l’essere lontani dalle maggiori direttrici del turismo ed in zone relativamente poco popolate rende gli animali meno aggressivi o nervosi rispetto all’Okavango, ad Etosha o al Kruger dove una recenzione elettrificata era la protezione minima.
Il posto è molto carino, con una vasta zona dedicata al bar-ristorante, bagni e docce, qualche lodge ed un ampio prato per piantare le tende. La vista sullo Zambesi è esaltata da un pontile (non proprio solidissimo debbo dire…) rialzato, mentre la zona destinata alle tende è riparata dal fiume da una folta vegetazione intervallata da una serie di discese verso l’acqua. Sentendo nettamente i muggiti degli ippopotami (apro una parentesi: sembrerebbe che il verso dell’ippopotamo sia definito ruggito, ma sinceramente lo trovo troppo simile ad un muggito perché io riesca a definirlo diversamente) chiediamo all’omino della guesthouse se non fosse probabile che questi risalissero la sera per pascolare nel prato. “Certo!” Ci risponde lui “Basta che non gli diate da mangiare e non li infastidiate e non ci saranno problemi!”. Ora, per chi non lo sapesse, gli ippopotami sono gli animali più pericolosi dell’Africa. Uccidono più uomini loro dei coccodrilli. Aggressivi, territoriali, rapidi sia in acqua che sulla terraferma a dispetto della massa. Dimenticate i teneroni delle pubblicità o dei cartoni animati. Ci guardiamo perplessi ma tant’è… montiamo le tende.
Ed in effetti al calar delle tenebre gli ippopotami risalgono tranquillamente le sponde – ci chiamano addirittura i gestori del campo per farcene vedere uno che stavano illuminando apposta per noi con una torcia! Evidentemente il branco che vive in prossimità del campo è abituato alla presenza umana e non ci sentiamo mai “veramente” in pericolo. Ma neanche “veramente” del tutto tranquilli 😅

7 agosto

Oggi è il giorno della crociera sullo Zambesi. Il campo dispone di queste imbarcazioni da otto posti. Ci fanno: “la barca è da otto posti, voi siete in nove, facciamo finta che siate in otto: salite e mettete i giubbotti di salvataggio”. Passiamo quindi la giornata su questa barca navigando su e giù per il fiume nei pressi del Lower Zambesi National Park.

Avvistiamo numerosi ippopotami, coccodrilli, elefanti, aquile pescatrici, altri rapaci, martin pescatori e numerosi altri uccelli coloratissimi. In prossimità del tramonto sbarchiamo su un isolotto nel mezzo del fiume per goderci uno degli spettacoli più belli che l’Africa sa regalare.

8 agosto

Lasciamo il campo per spostarci verso l’est dello Zambia. Dobbiamo passare necessariamente dal centro di Lusaka e lì abbiamo la vera percezione di quanto la Cina sia presente in questa parte dell’Africa. Imprese di costruzione cinesi. Negozi cinesi. Ristoranti cinesi. Pubblicità sui cartelloni stradali in ideogrammi cinesi (a volte anche con scritte in inglese, ma non sempre). Casinò. Ai cinesi piace giocare d’azzardo, quindi a fianco dei bar locali sono state allestite piccole bische. Ma quasi nel centro città ormai sorge il nuovo Great Wall Casino: una pagoda cinese in mezzo ai palazzi in cemento di Lusaka.

Dimenticata Lusaka – invivibile ed inguardabile come tutte le capitali del terzo mondo – raggiungiamo Luangwa Bridge, una zona dove lo Zambesi separa lo Zambia dal Mozambico. Dormiamo presso il Bridge Camp.

9 agosto

All’alba esco dal campo per fare una foto al sole che sorge dietro un monte. Sono atteso da un gruppo di bambini che mi chiedono una penna – o alla peggio dei soldi. Le penne sono importanti perché è vero che il maestro ti insegna a scrivere. Ma se non hai una penna con cui esercitarti, imparerai comunque poco. Penne e soldi al momento non li ho con me, ma propongo ai bambini di girare un video e loro si scatenano in uno spettacolo rap!

Fatta colazione si riparte per la seconda tratta lungo la Great East Road. La strada che porta da Lusaka al Malawi è ottima. Asfalto impeccabile in mezzo al nulla. Da un cartello capiamo il perché. Rimessa a nuovo da poco grazie al contributo dell’Unione Europea. La strada incrocia numerosi villaggi. Incamminarsi di buon ora permette di rendersi conto di come si viva da queste parti. I villaggi sono costituiti di capanne di paglia o di casette di mattoni col tetto in lamiera. La mattina le donne ed i bambini partono a piedi con i secchi sulla testa per costeggiare la strada fino a dove questa incrocia dei ruscelli per portare così l’acqua a casa. La presenza di dossi all’altezza dei villaggi è l’occasione per allestire dei mercatini dove acquistiamo spesso frutta (banane e papaye) e verdura (pomodori e peperoni).

Una cosa mi incuriosisce e mi spinge a chiedere lumi. Voi immaginate di viaggiare lungo questa strada dove al massimo c’è qualche villaggio e ogni tanto di vedere sotto un albero sul ciglio della strada una persona accovacciata vicino un paio di taniche di benzina in vendita. Ma come se la procurano nel nulla questi della benzina da rivendere lungo la strada?!? Succede che gli autisti delle cisterne vendano parte del carico lungo la strada e coloro che acquistano questo carburante rubato lo rivendano sotto costo. Facile, no? Pure io che mi pongo queste domande… 😇

Dopo una sosta a Chipata, arriviamo nel pomeriggio al Wildlife Camp, situato poco prima dell’ingresso al South Luangwa National Park. Anche qui siamo lungo il corso dello Zambesi ma stavolta niente ippopotami a pascolare dietro le tende. Direttamente una famiglia di elefanti che si abbevera ad uno stagno a poche centinaia di metri dalla nostra piazzola e delle scimmie che ci tengono d’occhio per cogliere la prima occasione per rubarci il cibo!

10, 11, 12 agosto

Il South Luangwa National Park è il nostro obbiettivo principale. Staremo qui tre giorni pieni, facendo safari mattina e pomeriggio ogni volta. Ne abbiamo prenotati quattro con le guardie del parco e ci riserviamo di farne un paio con le nostre auto.

Per il game drive mattutino la partenza è alle 6. Subito incrociamo una famiglia di leoni: maschio dominante ed harem di leonesse e leoncini. Sono di fatto accampati nei pressi della carcassa di un elefante. Il guardaparco di dice che l’elefante è morto per cause naturali da cinque giorni. Al nostro arrivo era ricoperto di avvoltoi e sottovento neanche ve lo dico l’odore. Noi pensavamo che i leoni mangiassero solo carne fresca, ma evidentemente la comodità di così tanto cibo facilmente disponibile merita un’eccezione alla regola.Vediamo molti animali, come tutti gli altri giorni che gireremo per questo splendido parco – anzi per la piccola, minuscola parte di questo parco che è adiacente al nostro campo. Leoni, leopardi, elefanti, ippopotami, coccodrilli, impala, kudu, waterbuck ed altri generi di antilopi. Anche qui aquile pescatrici ed altri generi di uccelli. All’interno del parco esistono dei lodge esclusivi raggiungibili comodamente in aereo grazie ad una pista interna al parco stesso. Costo sui 1200$ a testa a notte. Stride un po’ coi 10$ che paghiamo per la piazzola delle tende 😬💸Per i safari notturni – night game drive – la partenza è alle 16 con ritorno alle 20,30 (il sole tramonta verso le 18,30). Mentre nel game drive mattutino c’è solo un guardaparco ad accompagnare i turisti, nel notturno sono in due in quanto uno di loro, dopo il tramonto, si siede sul cofano dell’auto e con una potente torcia illumina man mano gli animali che incrociamo. Iene, leopardi, ippopotami che si spostano sulla terraferma, branchi di impala addormentati, salvo le vigili sentinelle sempre all’erta.

13 agosto

Si torna all’ovest. Primo tratto fino al Luangwa Bridge dove dormiamo di nuovo al Bridge Camp.

14 agosto

Ancora verso ovest fino a Monze, dove ci accampiamo al Moorings Campsite.

Durante questi lunghi spostamenti scopriamo che in Zambia hanno i telelaser! Ci fanno due multe. La prima ad una barriera per il pagamento del pedaggio della Great East Road. La strada ha un limite a 110 km/h ma poco prima e poco dopo la barriera il limite scende a 40 km/h. Alla ripartenza ci fermano subito perchè eravamo a 50 km/h!!! 300 Kwacha a macchina (30$ circa a macchina). Protestiamo e si accontentano di soli 300 Kwacha. Poi ci fanno un’altra multa dopo un dosso sempre per pochi chilometri oltre il limite. Altri 300 Kwacha ad auto. Lunga contrattazione e sequele di proteste: siamo turisti, portiamo benessere, siete infami – non detto proprio così 😅- ed il capitano della pattuglia ci fa: cosa proponete? Noi: 100 Kwacha in tutto. Affare fatto…

15 agosto

Raggiungiamo Livingstone e mettiamo le tende al Victoria Falls Waterfront. Siamo tornati nella civiltà: wifi degno di questo nome, bar/ristorante iper rifornito con vista sullo Zambesi, anzi sul “tramonto sullo Zambesi”. Rete elettrificata a sicurezza dei turisti. Certo, ci siamo disabituati alla confusione… E qui ce n’è tanta: il continuo passaggio degli elicotteri che sorvolano le Cascate Vittoria, il continuo passaggio delle enormi imbarcazioni per le crociere sullo Zambesi, gli aerei in atterraggio e decollo dall’aeroporto di Livingstone.

Montiamo le tende ed andiamo al Mosi Oi Tunia National Park, un parco di ripopolamento dei rinoceronti situato letteralmente al confine dell’abitato di Livingstone (o meglio, raggiunto dalla cittadina).

In Zambia i rinoceronti sono estinti ed in questo parco sono stati trasferiti dei rinoceronti bianchi dal Sud Africa. Come anche suggerito dalla Lonely Planet, dopo aver pagato l’ingresso al parco, diamo 10$ ad una delle guardie per farci portare direttamente dai rinoceronti. La cosa che sempre ti colpisce da queste parti è la facilità con cui vengono maneggiate le armi da guerra. Un guardaparco qui senza un Kalashnikov non si muove. Ma vi assicuro che anche le guardie giurate ai supermercati maneggiavano le stesse armi da guerra. Tornando ai nostri rinoceronti, questi non se ne stanno nel parco – che in realtà costeggia un tratto di Zambesi ma non ci sembra così grande – ma vagano anche e soprattutto fuori da esso. Tant’evvero che senza la guardaparco (era una ragazza) non li avremmo mai trovati. Infatti ad un certo punto usciamo dal parco, saliamo sulla strada, entriamo in una improbabile traversa in terra battuta e raggiungiamo un altro gruppo che ha appena finito di ammirare i rinoceronti. Con loro altri due guardaparco, sempre muniti di Kalashnikov d’ordinanza. Non so se per dissuadere i bracconieri o per salvare da una improbabile carica qualche turista troppo avventuroso. Comunque dopo un breve tratto a piedi, facendo attenzione ai rovi, finalmente eccoli!

16 agosto

Come avevo accennato prima, la cittadina di Livingstone ha raggiunto il piccolo parco. Il nostro campo cintato (con rete elettrificata) è praticamente davanti l’ingresso del parco stesso. E nel game drive del giorno precedente gli elefanti ci erano sembrati più nervosi di quelli che avevamo incrociato nel Lower Zambesi e nel South Luangwa. Subito abbiamo pensato che questo fosse dovuto allo stress generato dal passaggio degli elicotteri, delle imbarcazioni, degli aerei, delle auto. Tant’evvero che, come ho detto, il campo era ben protetto. All’alba – saranno state le 4,30 del mattino – veniamo svegliati dai barriti infuriati di un elefante. Barriti a cui seguono tre colpi di arma da fuoco. Quando ci alziamo chiediamo lumi all’omino che veniva a spegnere le luci notturne. Non ci eravamo sbagliati. Avevano sparato in aria per far allontanare un elefante che aveva appena effettuato una carica sulla strada, travolgendo ed uccidendo un tipo di lì che passava in bicicletta 😰Una parte del gruppo aveva in programma di fare il bagno alla Devil’s Pool. Praticamente si raggiunge un’isola nel mezzo delle cascate, si entra in acqua assicurati ad una fune e ci si sporge dal bordo delle cascate sul vuoto sottostante. A causa del livello eccessivo delle acque però la Devil’s Pool non era sicura – troppa corrente. Il gruppo però può vivere un’esperienza simile alla Angel’s Pool, parimenti da brivido. Io sinceramente non sento il bisogno di provare questo brivido e con qualcun’altro me ne vado a visitare il Museo Livingstone. C’è una sezione di Storia Naturale – sinceramente nulla di che – ma la parte che merita è quella dedicata al famoso esploratore. Più di tutto trovo affascinanti tre cose. Le sue lettere autografe, vergate con la bella grafia piena di grazia e di svolazzi tanto in voga tra le classi colte dell’epoca vittoriana. Il nostro eroe, durante una delle sue spedizioni, fu aggredito da un leone – c’è anche un quadro a ricordarlo. Nell’aggressione si ruppe il braccio sinistro che, rappezzato da lui e da un missionario, calcificò male, tant’evvero che Livingstone non fu più in grado si sollevarlo oltre la spalla. Livingstone morì nel nord dello Zambia e le sue spoglie, esumate successivamente, furono trasportate per 1600 km fino alla costa per poter poi essere imbarcate per Londra. E furono identificate proprio dalle ossa del braccio mal calcificato. Ossa che sono esposte in una teca nel museo (un po’ macabro, lo so ☠️). Poi vabbè, ho visto un ritratto della moglie ed ho capito perché partisse tanto spesso per esplorare l’Africa nera! 😇

Riunito il gruppo andiamo a vedere le Cascate Vittoria dal lato dello Zambia. Se osservate le cascate noterete che precipitano in una stretta gola. I contrafforti di questa gola sono percorsi da dei sentieri che permettono di ammirare lo spettacolo naturale. Lo Zambia possiede il lato più corto di questi contrafforti – anche se a mio parere il più bello perché dal lato più ad est si può ammirare il tramonto scendere sulle cascate. Spettacolo magnifico. Senza se e senza ma.

17 agosto

Ci spostiamo in Botswana attraverso il valico di Kazungula. E’ la prima volta che debbo gestire in prima persona la trafila burocratica per le automobili. Parlando dei posti di frontiera in Africa solo una cosa è certa: ci perderete un mucchio di tempo. Bisogna compilare moduli dove inserire numeri di telaio, codici di assicurazioni, ecc. e comunque alla fine si dovrà sempre pagare qualcosa: una tassa, una assicurazione, un pedaggio. E se non si paga per l’auto allora c’è un visto da fare. Ci sono sempre delle persone del posto che si propongono di aiutarvi. Non c’è una regola sull’accettare o meno questo supporto (qualunque cifra vi chiedano, qui si contratta sempre ed al cambio in euro comunque parliamo di cifre irrisorie). Molto dipende da quanta voglia abbiate di impazzire tra i documenti. Al momento il ponte sullo Zambesi è in (ri)costruzione – nel senso che il vecchio è stato buttato giù e che un’azienda (ovviamente) cinese ne sta costruendo un nuovo. Quindi c’è il ferry boat: due chiatte che spostano uomini, macchine e soprattutto camion da una sponda all’altra. Lentamente. Molto lentamente. Ed ovviamente c’è una fila dalla sponda fino all’ingresso nel posto di frontiera. Ma qui intervengono di nuovo gli omini che vi aiutano con i documenti: se voi ci pagate, saltate la fila! Noi paghiamo (per farvi capire, abbiamo pagato 105 Kwacha, una decina di dollari, per due auto) e la seconda chiatta in arrivo è la nostra. Praticamente avremmo guadagnato non meno di un paio d’ore di attesa.

Arriviamo al campo Thebe River Safaris presso Kasane e montiamo le tende. Nel pomeriggio crociera sul Chobe.

Ed il Chobe non delude mai: elefanti, ippopotami, coccodrilli, aquile pescatrici, impala. Addirittura un gruppo di elefanti che attraversa a nuoto il fiume per tornare dall’isolotto dove avevano passato il pomeriggio a pascolare alla terraferma! Bellissimo l’elefantino che solleva la proboscide a mo’ di snorkel per respirare nel tratto dove non tocca sul fondo. E poi soprattutto il tramonto. E’ la seconda volta che faccio un boat game drive al tramonto sul Chobe ed è la seconda volta che resto senza fiato per lo spettacolo.

18 agosto

Lasciamo il Botswana per lo Zimbabwe: piantiamo le tende al Victoria Falls Rest Camp, nella cittadina di Victoria Falls appunto. Sappiatelo: Victoria Falls è il posto in assoluto più commerciale della zona. Però ammetto di aver comprato dei souvenir veramente carini qui.

Senza perdere tempo: giro in elicottero sulle Cascate Vittoria. Servizio offerto dalla Bonisair Helicopter.

Nel pomeriggio passeggiata davanti le Victoria Falls.

19 agosto

Ultima frontiera Zimbabwe-Zambia: si torna a Livingstone per ripartire. Anche qui le solite vicissitudini della frontiera. Mi debbo compilare da solo un registro che nessuno leggerà – e quindi lo lascio a metà. La guardia di confine in Zambia ci chiede 3 dollari ad auto per alzarci la sbarra. Vabbè… arriviamo con un buon anticipo a Livingstone così ci concediamo una colazione tranquilla e poi tutti all’aeroporto per tornare a casa.