Il caso di Alessandro Proto, raccontato da Andrea Sceresini, è emblematico per farsi un’idea dello stato di salute (comatoso) dell’informazione e del giornalismo in Italia. Più che un libello, questa vicenda meriterebbe un pubblico dibattito. Quantomeno noi cittadini meriteremmo di poter conoscere il nome e cognome di così tanti giornalisti così leggeri nel pubblicare notizie MAI verificate.

Intanto di chi parliamo? Sceresini è un giornalista freelance, autore di varie inchieste e di reportage da zone di guerra. E poi c’è il protagonista, l’impostore del titolo: Alessandro Proto: immobiliarista dei vip, finanziere, CEO della Proto Group. Oppure nulla di tutto ciò. Fate voi…

Personalmente sono venuto a conoscenza di questa vicenda grazie a Matteo Flora. Flora lavora nel campo della reputazione digitale – produce molti contenuti sul tema, vi lascio qualche il link al suo blog qui ed al canale YouTube qui – ed ha intervistato Proto. All’inizio pensavo fosse una boutade. Poi man mano che l’intervista proseguiva ho capito che quello che veniva raccontato era realmente accaduto.

Proto è una persona specializzata nell’emettere comunicati stampa. Rigorosamente falsi. Oppure, come afferma lui, veri solo nel suo mondo! Parliamo di presunti investimenti con Trump o con divi di Hollywood. Mica robetta! Le spara grosse, Proto. Sempre più grosse. E se arriva una smentita, la smentita stessa diventa solo una notizia data due volte. La cosa singolare è come sia riuscito con questa metodologia a far parlare di se sempre più, arrivando ad affiancare al settore immobiliare quello finanziario. L’apice del suo successo? Candidarsi alle primarie del PdL, quando Alfano tentava di sfilare la guida del partito a Berlusconi. E poi l’arresto per aggiottaggio che pone un freno (momentaneo, solo momentaneo perché il fascino del male esiste eccome) al successo di Alessandro Proto. Che ad oggi è ancora in affari!

Come ha fatto il parvenu Proto ad arrivare dove è arrivato? Grazie ad un cellulare, un computer portatile, un collegamento ad internet ed a una buona lista di contatti. Ma soprattutto grazie al fatto che nessun giornalista abbia controllato MAI la veridicità dei comunicati stampa di Proto. MAI! Li pubblicavano e basta!

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