Eccomi qui con il diario di viaggio di quest’estate. Al ritorno dal mio viaggio sono stato travolto dal lavoro, per cui ho ritardato rispetto alla tempistica classica nella pubblicazione. Pace…

Quest’anno ho fatto un viaggio un po’ diverso dal solito. Sempre con Avventure nel Mondo, sono partito per il Safari Australe Ovest (dettagli e prezzi qui). Un overland: grande gruppo – venti persone – su un truck per attraversare più paesi: dallo Zimbabwe al Botswana e alla Namibia per finire in Sud Africa. Più di 6500 km in venti giorni.

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Bello? Brutto? Un overland ti da alcune cose e te ne toglie altre. Ti regala una grande interazione umana con il gruppo. Gran bel gruppo. Ti toglie una fetta di autonomia: ti perdi dei tramonti e delle improvvisazioni che mi ero goduto due anni fa in Sud Africa. Quando ti guardi indietro trovi spesso qualche difetto nella programmazione di un viaggio. E qualche osservazione in tal senso la troverete in questo diario. Ma in generale il giudizio è più che positivo.

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Viaggio facile? Difficile? Tranquilli: facile. Magari faticoso: ogni mattina ti svegli alle 5, ricomponi il bagaglio e smonti la tenda; carichi tutto sul camion per partire alle 6; all’arrivo – normalmente dopo il tramonto – scarichi il camion, monti la tenda, la cucina da campo, cucini, lavi piatti e stoviglie. Ci organizziamo in squadre per ripartirci i vari compiti e tutto fila liscio.

Fotograficamente parlando parto ben attrezzato. La Nikon 5300 e due obiettivi: Nikkor 18-200 e Sigma 150-500. Porto sia un treppiede che un monopiede (ragazzi miei, il Sigma pesa! Lui più la reflex sono 3 kg da tenere sospesi su un braccio!). Le foto le trovate in questa galleria qui sul blog. Oppure sui vari social network, as usual.

1-2 agostoCascate Vittoria

I voli della Egyptair sono puntuali. Gli scali abbastanza ravvicinati. Arriviamo dopo una notte ed una mattinata di viaggio a Livingstone, in Zambia. Paghiamo il visto per lo Zambia (praticamente sborsiamo 50$ solo per atterrare, visto che passiamo subito il confine, che è sul ponte sul fiume Zambesi, ponte che potete vedere nella foto più in basso delle cascate viste da un elicottero) e all’aeroporto incontriamo Peter, il nostro autista per questo lungo viaggio.

peterPeter è affabile e simpatico. Guida un camion cabinato di colore blu. Non passeremo certo inosservati 🙂

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Con lui passiamo il confine con lo Zimbabwe – altro visto da pagare, 30$ questa volta – ed il pomeriggio siamo alle Cascate Vittoria.
Si, sapevo che erano imponenti. Ma passeggiarci davanti, inondati spesso dalla nuvola d’acqua che si nebulizza grazie al salto, è veramente stupefacente. Portatevi una mantellina: in alcuni punti del sentiero piove abbondantemente!!!

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C’è sempre un arcobaleno sulle Victoria Falls

La sera andiamo al camping. Per questa prima serata dormiamo in delle tende già montate fornite dal camping stesso. Ci sono addirittura i letti dentro! La notte il rumore delle cascate accompagna incessantemente il nostro sonno, ma non lo trovo fastidioso. Anzi, un po’ mi culla.

 

3 agosto – Cascate Vittoria – Kasane

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La mattina escursione in elicottero sulle Victoria Falls! Un quarto d’ora di volo per un’esperienza mozzafiato.

Victoria Falls

Dall’elicottero: uno spettacolo unico!

Dall’alto si apprezza lo Zambesi che si apre prima di sprofondare nelle cascate, cascate incorniciate da un un arcobaleno perenne.

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Il mio passaporto è imbarazzante ora! 😛

Nel pomeriggio passiamo il confine con il Botswana al folkloristico – solo per il nome – passo di Kazungula! 😀 Arriviamo nei pressi di Kasane e lì subito saliamo a bordo di un battello per la crociera sul Chobe River. Il fiume Chobe è famoso per avere una alta densità di elefanti che si abbeverano sulle sue sponde. E non si smentisce: da subito elefanti ed ippopotami incorniciano la nostra prima giornata nelle savane dell’Africa australe.

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Torniamo all’attracco dopo il tramonto – siamo in inverno nell’emisfero meridionale ed il sole tramonta verso le 18 – e lì Peter ci recupera. Arriviamo al campeggio di Kasane e troviamo una sorpresa. Durante la nostra crociera Peter ci ha montato le tende!!! Persona splendida. Spaghettata serale con Peter come special guest.

 

4 agosto – Kasane – Elephant Sands

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Sveglia preeeeeesto la mattina per un safari (si chiamano game drive) all’alba nel Chobe Game Reserve. Praticamente percorriamo su dei camioncini una delle sponde del fiume Chobe, dove eravamo stati il giorno prima in crociera. Bisogna essere coperti, fa freddo. Anche se fa meno freddo rispetto al game drive all’alba che feci due anni fa nel Kruger. All’inizio, alle prime luci del mattino, tutto appare deserto. E per un po’ ci chiediamo se ne sia valsa la pena fare questa levataccia. Poi un branco di elefanti che ci attraversano la strada. Poi… lì sul ramo di un albero, un leopardo. Splendido. Il leopardo è un cacciatore notturno, difficile da avvistare. Siamo incantati mentre lui ci osserva e sicuramente si starà chiedendo che strani pachidermi debbono essersi fermati poco distanti da lui 🙂

Watching me

Il resto del game drive sono altri elefanti ed impala. Belli, anche se l’emozione del leopardo oscura tutto il resto.

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Torniamo al campo e partiamo per Elephant Sands. Qui il campeggio (l’Elephant Sands Lodge) è a ridosso di una pozza d’acqua dove vanno ad abbeverarsi gli elefanti. Maestosi, lenti, sono uno spettacolo da ammirarsi sia al tramonto che di sera illuminati da una fotoelettrica. Per noi qualche difficoltà. La mattina un simpatico elefante ha distrutto la conduttura dell’acqua e a sera ancora non era stato possibile riparala. Ci arrangiamo con la poca acqua rimasta a disposizione e organizziamo una grigliata. Il falò sotto le stelle dopo cena è un ristoro per il corpo e lo spirito.

 

5 agosto – Elephant Sands – Maun

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Lasciamo Elephant Sands e raggiungiamo Maun. A Maun, cittadina che domina il delta dell’Okavango, rimarremo tre giorni al Sedia Riverside Lodge. Come si evince dal nome siamo ai bordi di un corso d’acqua (stagnante). La sera andiamo in giro tra il gracidare di qualche rana 🙂

Una nota: zanzare se ne vedono pochissime in questa stagione. Quasi nessuno di noi infatti ha iniziato la profilassi antimalarica. L’unico vaccino obbligatorio è quello per la febbre gialla – più che altro perché si atterra in Zambia, sennò neanche quello servirebbe.

Al nostro arrivo a Maun non troviamo posto per un volo pomeridiano sul delta. Prenotiamo per la mattina successiva e per nulla disperati ripieghiamo su un pomeriggio di relax nella piscina del camping… dura la vita dell’avventuriero!

 

6 agosto – Delta dell’Okavango

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E’ da quando sono piccolo che vedo i documentari di David Attenborough su questo posto spettacolare. Per me è un po’ un sogno ad occhi aperti innalzarmi in volo sul delta. Il paesaggio è spettacolare. Isole, corsi d’acqua e aquitrini, ippopotami, elefanti ed impala. Un’ora a centocinquanta metri d’altezza sono un’esperienza che riempie di gioia la mia anima.

mokoro

Al ritorno scatta l’ora della gita sui mokoro. I mokoro sono le classiche canoe spinte tramite un palo dalle popolazioni del delta. In ogni mokoro entrano due persone più il barcaiolo. Ci si muove lenti e silenziosi attraverso la vegetazione lacustre. Avvistiamo un ippopotamo e giriamo al largo per evitare guai. Per chi fosse stato illuso dalle pubblicità televisive nostrane, gli ippopotami sono molto aggressivi e sono gli animali che uccidono più uomini in Africa! Per pranzo sbarchiamo su un isolotto e lì troviamo un branco di zebre. La nostra guida ci dice che la zebra è il simbolo del Botswana e rappresenta la pace. Il Botswana infatti non ha partecipato a guerre nè avuto insurrezioni dalla data della sua indipendenza.

 

7 agosto – Moremi Game Reserve

Giornata trionfale. Safari nella riserva Moremi, praticamente al centro del delta dell’Okavango.
Il leopardo è un animale difficile da vedere. Noi sfatiamo il mito: ne vediamo tre. Uno a due metri dalla nostra jeep. Un’altro appollaiato in alto sul ramo di un albero con le spoglie di un facocero appese ad un ramo più basso.

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Non basta. Vediamo un leone con la sua famiglia: tre leonesse e tre cuccioli. Hanno mangiato da poco e stanno a pancia all’aria a godersi la digestione!

Lion family

Barzelletta da game drive: cosa fa una zebra da sola vicino ad un’impala? Le permette di attraversare, sennò la prima sarebbe rimasta impala-ta!

Beh, si, eravamo un po’ scemi 😛

 

8 agostoMaun – Rundu

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Lasciamo il Botswana per la Namibia. Tappa da 600 km da Maun fino a Rundu.

Il Botswana è un grande esportatore di carne bovina. Per evitare la diffusione di malattie esistono delle linee rosse oltre le quali non è possibile spostare la carne o la frutta fresca. Bisogna scendere dal mezzo, i frigoriferi vengono controllati e bisogna passare con le scarpe sopra degli stracci imbevuti di disinfettante. Quindi delle due l’una: o si imbosca la carne fresca in dei vani più o meno segreti prima di arrivare in vista dei posti di controllo. O si evita di comprarla. Noi l’abbiamo imboscata e la nostra grigliata serale è stata salvata!

Il passaggio dal Botswana alla Namibia è salutato dal rapido abbandono dell’asfalto. Per buona parte del nostro viaggio in questa nazione le strade saranno in terra battuta.

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9 agostoRundu – Halali (Etosha)

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Dopo un lungo spostamento, nel pomeriggio entriamo nel parco di Etosha. Il paesaggio è pianeggiante e gli animali si avvistano facilmente. Noi andiamo in giro con il nostro camion, anche se per vedere i felini effettivamente sarebbe opportuno un mezzo più piccolo guidato da un autista del luogo. Come in tutti i parchi infatti gli autisti dei game drive comunicano tra loro via radio per segnalarsi l’un l’altro gli avvistamenti. Noi dobbiamo basarci solo sulla sorte e certo non possiamo uscire dalla strada con il nostro truck.

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Il parco di Etosha è caratterizzato da numerose pozze d’acqua attorno a cui si assembrano predatori e prede per abbeverarsi. Ed in effetti è veramente facile avvistare gli erbivori.
La sera dormiamo nel campo di Halali. Vicino al campo si può raggiungere a piedi una di queste pozze, illuminata artificialmente. Dal view point rialzato vediamo dei rinoceronti bianchi andare a dissetarsi. I rinoceronti sono molto flemmatici. Avanzano… poi stanno fermi a pensare a chissà che… poi proseguono… il tutto con molta calma. Lo spettacolo, avvolto dai rumori della savana è magico.

 

10 agostoHalali – Okaukuejo (Etosha)

Intera giornata dedicata al game drive col camion. Le tonnellate di polvere che sono entrate dai finestrini perennemente aperti sono ormai care compagne di viaggio! Il colore azzurro del nostro mezzo infastidisce un grosso elefante nei pressi di una pozza d’acqua. Allarga le orecchie – un chiaro avvertimento – e avanza minacciosamente sulla strada verso di noi, che arretriamo in retromarcia. Poi devia e si allontana nella savana.
Restiamo presso la pozza, dove si abbeverano impala, zebre e gnu. E dove, tra i bassi arbusti, riposano due leoni.

Old Man
L’escursione sul pan, il lago salato, di Etosha è un richiamo – seppur fugace – all’esperienza che feci sul Salar de Uyuni. La mancanza di riferimenti scatena la fantasia per le foto.

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Anche nel campo di Okaukuejo è presente una pozza illuminata. Rinoceronti ed elefanti vengono a dissetarsi davanti i nostri occhi anche questa sera.
E con Okaukuejo finiamo i nostri safari. Anche questa volta non riesco a vedere un ghepardo. D’altronde in Etosha ce ne sono solo un’ottantina ed è comprensibile. Una cosa che avrei fatto – e ho anche provato a proporre senza successo – sarebbe stato il safari notturno. Ma con un gruppo grande – dove bisogna anche cucinare – non è facile fare tutto. Limiti dell’overland.

 

11 agosto – Okaukuejo – Epupa Falls

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Giornata di spostamento per raggiungere la zona abitata dagli Himba, al confine con l’Angola: il Kaokoland.
Ci fermiamo ad Outjo per la spesa. Quello che noto – cercando alcune cose che il supermercato non aveva – è la presenza di negozi gestiti da cinesi! Non pochi. Ragazzi miei, la Cina si stà espandendo molto in Africa, attratta dalle ricchezze di questo continente.
Ci sono questi ragazzi locali fuori dal market che intagliano i semi di makalani (il frutto di una palma) e ne fanno portachiavi. Sono bravi e veloci. Un bel modo di comprare un souvenir.

makalani

Essendo una tappa di solo spostamento allunghiamo di 200 km rispetto a quanto preventivato ed andiamo a dormire direttamente all’Epupa Falls River Lodge. Per una volta dormiremo due notti nello stesso posto.

Two Wifes
Lungo il tragitto ci fermiamo in un piccolo villaggio Himba. Ci presentiamo ed il capo villaggio ci invita a visitare il loro piccolo sito. Un paio di capanne dove dormire. I capretti che gironzolano tranquillamente dove vogliono. Un giovane ed una ragazzina vestono all’occidentale. Gli altri nel tradizionale costume Himba. Ci invitano a scattare delle foto e noi per ringraziare della pazienza doniamo loro alcuni beni di prima necessità (riso, ecc). Le guide turistiche infatti sono molto attente a sconsigliare il pagamento in denaro per non spingere le popolazioni Himba verso uno sfruttamento meramente turistico della loro cultura.
Il sole tramonta lungo il tragitto e siamo su una strada sterrata. Si leva una luna rossa splendida. Stasera è perfettamente piena. Peccato non potersi fermare per godersi il momento. Viaggiando da soli avrei approfittato senza dubbio.
Il lodge è in una location molto bella, sul fiume appena a monte delle cascate. La temperatura è calda e non avendo fretta di ripartire la mattina dopo, diamo fondo ad una cassa di ottimi vini sudafricani comprati la mattina.

 

12 agostoEpupa Falls – villaggi Himba

Per andare a vedere la tribù Himba prendiamo accordi con un ragazzo che ci fa da guida. Il suo nome è Owen. Con lui saliamo sul truck e ci allontaniamo di una cinquantina di chilometri da Epupa Falls. Tutta la zona è popolata da Himba, ma noi vorremmo evitare le classiche trappole per turisti: soldi in cambio di foto. Una cultura diversa dalla nostra merita rispetto. Ed il rispetto non si compra con i soldi. Bisogna comprendere le radici di una cultura, presentarsi con garbo e gentilezza. Insomma, non puoi presentarti a casa della gente e fotografarli come fossero animali allo zoo. Non lo tollereremmo noi a casa nostra, perché dovrebbero tollerarlo loro a casa loro?!? Una volta arrivati a destinazione Owen ci spiega le usanze del suo popolo. Con il termine Himba si intende un singolo individuo. Per indicare invece tutta la popolazione si utilizza il termine Ovahimba. Io qui per semplicità però continuerò ad utilizzare il termine Himba anche per la comunità tutta.

Schizzo di un tipico villaggio Himba

Schizzo di un tipico villaggio Himba

Il tipico villaggio Himba ha una struttura circolare ed è racchiuso da una palizzata. Al centro del villaggio c’è il recinto degli animali. Gli Himba sono per lo più pastori. Le capanne corrono in circolo tra la palizzata ed il recinto. Di fronte l’unica apertura del recinto si trova la capanna del capo villaggio. Tra i due arde il fuoco sacro. Chi non è stato invitato ad accedere liberamente al villaggio non può percorrere questa linea sacra, detta il corridoio. Il fuoco sacro è l’elemento più importante del villaggio. È il luogo dove si venerano gli antenati – gli Himba non adorano un dio ma appunto i loro predecessori. Davanti al fuoco sacro viene attribuito il nome ai nuovi nati. Non tutti i villaggi però hanno un fuoco sacro. Questo viene trasmesso alla morte del capo villaggio al suo figlio maggiore e solo a lui.
Gli Himba sono poligami. Hanno in media quattro o cinque mogli. Quando i genitori reputano che un ragazzo sia in età da matrimonio scelgono per lui la prima moglie. Le famiglie si accordano in base alla loro reputazione e alla loro ricchezza, senza tenere in conto l’opinione dei figli. Normalmente la prima moglie è molto giovane – una decina d’anni. La prima moglie deve gestire la casa del suo sposo. Finché lei sarà in tenera età non giaceranno insieme. Il primogenito della prima moglie sarà però colui che erediterà dal padre, anche se le successive mogli partorissero dei maschi prima di lei.
Dopo aver sposato la prima moglie l’uomo Himba cerca una donna che gli piaccia – e a cui lui piaccia. Quando la trova ne parla con i propri genitori. Saranno sempre questi a decidere se contattare la famiglia di lei e a concordare le nozze. L’asse ereditario segue solo la via maschile.

Himba Woman
Le donne Himba non sono considerate nude se sono coperte dalla vita in giù e se hanno la nuca coperta da un copricapo. Questo può essere crestato o piatto. In mancanza si utilizzano rametti con foglie di mopane.
Le donne Himba sono quelle che più tengono vive le tradizioni del loro popolo. Gli uomini invece spesso vestono all’occidentale. Owen ci spiega che è la scuola il maggior fattore di cambiamento culturale per gli Himba. Grazie ad una ONLUS norvegese ormai esistono ben 32 scuole nel Kaokoland. Sebbene l’istruzione sia un fattore positivo, è indubbio che lentamente porterà gli Himba a cambiare.
Ho trovato molto interessante la tradizionale sepoltura dei morti. Quando un Himba muore gli viene costruita una barella sui cui il morto – avvolto da un sudario – verrà trasportato a spalla da quattro persone. Il luogo di sepoltura verrà deciso dal morto stesso, dopo la sua morte però!!! I quattro Himba che sorreggono il feretro sentitanno una forza che li guiderà fino al luogo prescelto. Si sentiranno spingere o tirare, finché non si sentiranno arrestare dove dovranno inumare il caro estinto. La salma viene sepolta con la testa ad est ed i piedi ad ovest. Ovest, dove tramonta il sole e dove tutto finisce. Una volta sepolto il morto, in corrispondenza della testa viene deposto un sasso, ad indicare la tomba.
Nella cultura Himba esiste lo sciamano – che spesso è il capo villaggio. Non necessariamente ogni villaggio ha uno proprio sciamano. Oltre ad avere poteri curativi lo sciamano può togliere il malocchio o uccidere senza armi.
Se un Himba accusa un malore infatti qualcuno potrebbe avergli gettato il malocchio. Questa negatività si accentrerà in uno dei tanti bracciali che gli Himba indossano. Lo sciamano è in grado di individuarlo. Per estirparlo si ricorre ad una cerimonia. Si costruisce un cerchio di pali nei pressi del quale, bevendo delle birre, si faciliterà il rito.
Come dicevo, lo sciamano può uccidere a distanza e non viene punito per questo. Infarti, aneurismi o incidenti sono le armi dello sciamano.

Visitiamo in tutto due villaggi Himba. Portiamo loro dei doni (cibo fondamentalmente). Le donne ci accolgono con favore – gli uomini sono assenti perché di giorno badano agli animali. Ci sono molti bambini. Le donne trovano divertente farsi fotografare. I bambini si accalcano quando gli facciamo vedere le foto che gli abbiamo scattato. Ne fotografo un gruppo anche con l’iPhone e loro si divertono un mondo a far scorrere lo schermo tattile per rivedersi in foto.

Il capovillaggio accetta di riceverci e a gruppi entriamo nella sua capanna. Owen in sua presenza ci spiega più nel dettaglio la vita nel villaggio. Mi è rimasta impressa l’usanza delle donne di fare il bagno entrando in una capanna intrisa dal fumo di una miscela aromatica. Le donne Himba sono infatti sempre coperte di un impasto di argilla che dona loro il colore rosso che tutti ammirano nelle fotografie. Sebbene la funzione principale di questo impasto sia allontanare gli insetti ed il calore, loro considerano questa usanza una lozione di bellezza: una donna è attraente solo se ricoperta di questo impasto.

 

13 agostoEpupa Falls – Palmwag

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Giornata di spostamento. In Namibia l’asfalto si usa poco, le strade sono in terra battuta ed i sassi alla lunga non perdonano. Bucare le gomme è normale. E noi una gomma la buchiamo, tranquilli… L’anteriore destra per la precisione. Non senza difficoltà aiutiamo Peter a cambiarla – uno dei dadi era incastrato.

Una gomma "sana" cambiata per precauzione

Una gomma “sana” cambiata per precauzione

Ed è in questa occasione che prestiamo attenzione allo stato delle gomme del nostro truck. Definirle logorate sarebbe un eufemismo. Avendo due gomme di scorta decidiamo di cambiare anche l’anteriore sinistra, visto che presenta dei vistosi crateri!!! Più di una volta i gruppi di AnM hanno avuto incidenti con i truck in Namibia. A volte anche con morti. Dato che avevo sentito che in quelle situazioni fossero al volante i partecipanti avevo attribuito all’imperizia gli incidenti. La situazione del nostro mezzo – carburatore che non tiene il minimo, sospensione posteriore destra rotta, gomme distrutte – mi fa sospettare che forse anche lo stato dei mezzi possa avere avuto un peso in quegli incidenti. Controllate sempre lo stato dei mezzi quando arrivate in Africa!!!

Comunque Peter contatta l’agenzia per cui lavora (la Tembo Expeditions di Harare) e questi prenotano a Swakopmund la sostituzione delle gomme del nostro mezzo.

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La sera arriviamo ad un campeggio immerso nella natura: Hoada Campsite. Dove facendo manovra ci salta un pezzo di copertone della posteriore destra esterna!!! Il campeggio è molto suggestivo. Piantiamo le tende tra enormi massi di granito tra cui sono stati ricavati cucina, doccia e bagno. Forse è il posto più bello dove abbiamo dormito. L’Hoada Campsite non sarebbe dovuta essere la nostra meta – avremmo dovuto dormire al Palmwag Lodge.  Ma quest’ultimo era pieno e la zona non garantisce molta ricettività. Fin’ora ci eravamo mossi senza prenotare i campeggi. Dopo tutto il tempo perso a fine giornata per trovare l’Hoada decidiamo di prenotare telefonicamente tutti i successi camp site.

 

14 agostoPalmwag – Spitzkoppe

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Partiamo per la Skeleton Coast. Lungo il tragitto ammiriamo le Welwitschia mirabilis, piante millenarie che crescono solo in Namibia. Le ricordavo vagamente dai tempi dell’esame di Botanica.

welwitschia

Una volta arrivati sul mare il paesaggio cambia drasticamente. La Skeleton Coast è un unico lungo deserto che si affaccia sul mare. Normalmente la costa è coperta di bruma, ma noi siamo fortunati e troviamo il sole. Facciamo una prima sosta presso l’Old Oil Drill Rig. Durante la dominazione tedesca, questi ultimi avevano iniziato l’estrazione di petrolio dalla Skeleton Coast. Vista l’esiguità del giacimento abbandonarono presto l’installazione, che ora è in rovina. Proseguendo ci imbattiamo in ciò che resta di un primo relitto. Facilmente le imbarcazioni hanno terminato la loro vita – e spesso quella del loro equipaggio – naufragando sulle sabbie di questa inospitale costa. Il vento è sferzante e grazie all’azione delle maree contribuisce a demolire i relitti.

otarie
Raggiungiamo Cape Cross sede di una colonia di otarie. L’odore nell’aria è pungente e la spiaggia è letteralmente zeppa di animali. Molto litigiosi tra loro per accaparrarsi i posti sugli scogli. Tenerissimi i piccoli che succhiano il latte dalle madri. State attenti a quelli troppo vicini alla passerella. A volte le otarie scatarrano verso di voi!!!

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Nel pomeriggio arriviamo allo Spitzkoppe, la cima più alta della Namibia. Mi ricorda Uluru in Australia. Una piana da cui improvvisamente sorge il monte. Il granito è smussato dalle intemperie rendendo facile arrampicarsi sulle formazioni circostanti. Il camping è molto essenziale, ma ci forniscono la legna per il fuoco ed accendiamo un gran bel falò.

 

15 agostoSpitzkoppe-Swakopmund

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La mattina saliamo su uno dei contrafforti dello Spitzkoppe per vedere delle pitture rupestri. Le scarpe fanno presa facilmente sul granito e la salita è agevole. Le pitture rupestri risalgono a circa 25000 anni fa. Sono abbastanza dilavate ma si scorgono i profili di rinoceronti, giraffe e cacciatori. Bisogna porre attenzione a non toccarle. Sia per non rovinarle ulteriormente. Sia perché nell’impasto della pittura è stato utilizzato l’estratto di una pianta molto tossica. Una volta ridiscesi partiamo per Swakopmund.
Visto che questo è il posto più freddo della Namibia (minime a 5 gradi) preferiamo prendere delle stanze in un alberghetto. Troviamo posto per tutti al Gruner Kranz. Tra l’altro ci ritroviamo ad avere nell’albergo anche uno dei pochi locali serali della cittadina: pub e discoteca! Swakopmund si presentava bene sulla Lonely Planet, cittadina in stile tedesco nel cuore dell’Africa. In tutta sincerità non ci entusiasma molto. Nebbiosa – come tutta la Skeleton Coast – con qualche casa dall’architettura particolare ma tendenzialmente poco interessante. Acquisto qualche regalino in un negozio che devolve parte del ricavato a cause benefiche nel continente africano. Alla cassa c’è una nonnina bianca dai capelli cotonati. Accetta le valute principali (us dollar, euro, pound, rand) facendo senza problemi il cambio sulla sua calcolatrice e tiene i conti del negozio su un registro cartaceo. Ti porta indietro nel tempo questo posto.

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Ceniamo da Jetty 1905, top restaurant della zona sito alla fine di un pontile. Offriamo la cena come sempre a Peter. E’ l’unico nero tra i clienti!

 

16 agostoSwakopmund – Sesriem

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Giornata di spostamento per raggiungere il camping di Sesriem. Facciamo una sosta lungo la baia di Walvis Bay per vedere i numerosissimi fenicotteri che qui vivono. Passiamo il Tropico del Capricorno (foto d’obbligo) e, per non farci mancare nulla, perdiamo anche il tappo del serbatoio del camion. Un bicchiere di plastica e tanto nastro adesivo vanno a tappare la falla!

tropico

 

17 agostoSesriem – Seeheim

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Levataccia la mattina per andare a vedere l’alba sulla duna 45. Nome originale, vero? Si chiama 45 perché è al quarantacinquesimo chilometro della strada che porta da Sesriem al Sossusvlei. Vanno tutti lì perché la 45 è proprio sulla strada ed è una zona dove il deserto di dune è proprio come te lo sei sempre immaginato. Arriviamo poco prima del sorgere del sole e ci tocca scalare i duecento metri della duna di corsa. Un fiatone e tosse per tutti (ne abbiamo respirato di sabbia nella salita!) una volta arrivati in cima. Lo spettacolo però è eccezionale.

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Questa sabbia è finissima e ci divertiamo a rotolare giù dalla duna per tornare al truck.

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Tappa successiva il Dead Vlei. E’ uno dei posti più suggestivi della Namibia con queste piane di sabbia bianca immerse tra le dune. Una volta era un’oasi di acacie. Scomparsa l’acqua ora le piane sono costellate di alberi di acacia morti. Un posto veramente fantastico.

Walking

Considerazioni a posteriori. Alcuni posti avrebbero meritato più tempo (Skeleton Coast per vedere più relitti, Duna 45 e Dead Vlei per affittare dei dune buggy), altri meno (Swakopmund avrebbe meritato mezza giornata anziché un giorno intero).

Ci saremmo voluti trattenere ma lo spostamento dal Sossusvlei a Seeheim è lungo e le strade accidentate, per cui Peter ci costringe a partire per le 11,30. Peter ormai inizia ad essere stanco e nervoso. Per un viaggio del genere sarebbe stato meglio avere due autisti anziché uno solo costretto a turni massacranti.

Lo spostamento è lungo e noioso. Raggiungiamo Seeheim ovviamente dopo il tramonto e ci accampiamo al Seeheim Hotel. In questa zona anche la sera fa molto caldo e ci godiamo in tenda il clima favorevole.

 

18 agostoSeeheim – Springbok

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Prima di lasciare la Namibia facciamo sosta al Fish River Canyon, canyon maestoso e secondo solo al Grand Canyon americano.

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Il tempo è variabile col sole che fa capolino a tratti. L’inverno australe in Botswana e Namibia corrisponde alla stagione secca. Le giornate sono assolate e non piove. Però ormai ci stiamo spostando sempre più a sud ed il clima inizia a rassomigliare al nostro inverno. Gli spostamenti diventano lunghi ed ininterrotti. La provincia Northern Cape presenta paesaggi desolati e brulli disseminati di macchie colorate di lavanda. Il tempo è nuvoloso con qualche goccia d’acqua. La stanchezza inizia a farsi sentire ed il gruppo sonnecchia per buona parte del tempo. La sera siamo a Springbok. E qui la sera fa freddo, punto!
Montiamo le tende ed andiamo in cerca di un posto dove cenare – non se ne parla proprio di montare la cucina da campo col vento freddo ed il rischio di pioggia incombente. Troviamo un locale della catena Nando’s dove cucinano tutto a base di pollo (burger, wings) e restiamo piacevolmente sorpresi.

 

19 agostoSpringbok – Cape Town

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Il programma avrebbe previsto una nottata ad Elands Bay. Ma non essendoci nulla da vedere decidiamo di raggiungere direttamente Cape Town. Da questa sera in poi cene a base di pesce a ristorante. Yuppeeeeee 😀

Cape Town vista dalla stazione spaziale

Cape Town vista dalla Stazione Spaziale Internazionale

 

20 agostoCape Town – Cape Point

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Gita al Capo di Buona Speranza ed alla vicina Simon’s Town per vedere la colonia di pinguini. Ci sono già stato ma voglio ritornarci. Partiamo con la pioggia ma, per fortuna, arrivati al Capo il tempo si apre ed esce il sole.

pinguini

Con questa escursione termina il contratto che ci lega a Peter ed al suo truck. Per curiosità diamo un’occhiata al contachilometri. Segna 883000 km. Un miracolo che cammini ancora…

 

21 agostoCape Town – Hermanus

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Giornata libera per tutti. Io con una parte del gruppo prenoto una gita ad Hermanus. Voglio (ri)vedere le balene saltare. Due anni fa era uno spettacolo addirittura imbarazzante per quante fossero a farlo. Oggi è una giornata molto ventosa e solo a fine giornata siamo gratificati dal salto di una balena.

balena

 

22 agostoCape Town – Johannesburg

Mattinata libera. Vado con altri a vedere Cape Town dalla Table Mountain. Anche se c’ero già stato l’ascensione di mille metri in funivia è sempre un’esperienza emozionante. Il pomeriggio Peter – che deve riconsegnare il truck – ci da gentilmente un passaggio all’aeroporto. Primo aereo per raggiungere Johannesburg.

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23 agostoJohannesburg – Il Cairo – Roma

Se uno volesse volare comodo prenoterebbe in business class o in first class. E forse è questo il motivo per cui la Egyptair fa trovare pure qualche schienale rotto in economy class. A me va bene. Il signore a fianco a me – lo schienale rotto è il suo – viene fatto spostare ed io ho due posti per stendermi e sonnecchiare. Atterriamo a Il Cairo alle 6,45 e noi che dobbiamo andare a Roma scopriamo che il nostro aereo delle 10,40 è stato soppresso. Veniamo riprotetti su un volo che parte alle 15. In cinque approfittiamo per andare a vedere le Piramidi di Giza, grazie ad un’agenzia turistica presente all’interno dell’aeroporto. Quello che vediamo del Cairo è veramente orribile. Sporcizia, degrado, traffico impazzito. La città si estende fin sotto le Piramidi, togliendoci tutta la poesia del viaggio.

cairo

Ovviamente le tre Piramidi e la Sfinge sono spettacolari. Il caldo è assurdo e rientrare in aeroporto è un sollievo enorme.

piramidi

Avventura finita. Conclusioni: stanco ma felice. Bel viaggio, bel gruppo. Belli tutti 😀

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