Proselitismo jihadista su Facebook

Su Facebook ormai mi chiamo Ayem. Sono francomarocchino, ho vent’anni, abito a Parigi e sono un tifoso del Paris Saint-Germain. Per l’immagine del profilo ho trovato la foto di un uomo inquadrato da lontano, poco riconoscibile.

Voglio verificare un’ipotesi: è davvero possibile entrare in contatto con dei jihadisti su Facebook?

Un interessante articolo di Gurvan 

La conclusione del giornalista francomarocchino:

Facebook non ha alcuno strumento che le permetta di distinguere con certezza le persone che chiamano al jihad da quelle che si mostrano semplicemente a favore dell’autoproclamato Stato islamico. E Facebook si ritrova in una situazione complessa e paradossale: il motivo del suo successo – ossia creare e mantenere delle comunità di interesse – è anche ciò che ne fa lo strumento migliore della propaganda jihadista. Il social network è intrappolato nel proprio algoritmo.

Storia di una truffa crudele su Facebook

Voglio contribuire a diffondere la storia di una brutta truffa che viene portata avanti su Facebook. La vicenda l’ha raccontata il giornalista Paolo Attivissimo sul suo blog.

A giugno di quest’anno Angelica (è uno pseudonimo), una persona che vive in Svizzera, viene contattata via Facebook, come capita spesso, da un altro utente in vena di conversazione online. Lui è Ethan (altro pseudonimo), sta in Inghilterra; con Angelica nasce un fitto scambio di messaggi in inglese, che spesso prosegue fino a notte fonda.

Lui man mano si racconta: è un uomo d’affari, un tipo religioso, ha una figlia molto giovane, Shirley, che sta con lui da quando ha divorziato dalla moglie che lo tradiva. Ethan ha pochi amici e a parte la figlia non ha familiari in vita (è cresciuto in orfanotrofio); fa un lavoro che lo impegna molto nel campo delle telecomunicazioni.

Man mano il rapporto via Facebook passa dalla semplice conversazione alla fiducia e all’amore. I messaggi di Ethan e Angelica sono centinaia, assidui e intensamente romantici, anche se la grammatica e la poetica forse non sono sublimi.

Il resto lo potete leggere qui o ascoltare qui. In sintesi abbiamo dei truffatori senza scrupoli che dedicano ingenti risorse a costruire e nutrire identità fittizie, col solo scopo di spillare denaro al prossimo. Dedicano molto tempo a carpire la fiducia delle loro prede per poi fingersi in difficoltà momentanea e richiedere denaro. E quando dico molto tempo non pensate a qualche settimana. Qui parliamo di mesi di chat giornaliere, di foto (saccheggiate a chissà chi), addirittura di telefonate. Un lavoro metodico e certosino. Perseguirli è difficile visto che scelgono vittime che risiedono in nazioni diverse dalle proprie. I costi delle indagini e delle rogatorie sono infatti sproporzionati rispetto alle cifre perse dalle vittime.

L’unica soluzione è quindi parlarne. Parlarne sui blog, sui social network, quando si chiacchiera tra amici. Più se ne parla, più sarà difficile per costoro trovare persone da raggirare.

Il collasso della rete TIM ed i rischi del monopolio di Zuckerberg

Ieri la rete 3g e 4g di TIM ha litigato con i server del signor Zuckerberg. Senza copertura wifi era impossibile o difficile connettersi a Facebook, alla sua chat Messanger, a WhatsApp e ad Instagram. Su Twitter l’hashtag #Timdown è entrato – com’è ovvio trattandosi di un gestore di telefonia mobile così importante – nei trend topics. E, come spesso fanno le aziende abituate ai monopoli, TIM ha provato a giocare a scaricabarile con FB collezionando una magra figura. Potete leggere un articolo de La Stampa sulla questione qui.

 

whatsapp-telegram

Che la colpa sia di TIM o di Facebook poco conta. Conta molto quello che ci insegna questa storia.

Read More

Dobbiamo difendere la nostra privacy

Raccolgo l’appello di Gabriel Weinberg. Weinberg è il fondatore di DuckDuckGo. DuckDuckGo a sua volta è un motore di ricerca che, al contrario di Google, non raccoglie le nostre informazioni personali per poi rivenderle.

We’ve all noticed those annoying ads following us around the Internet. That’s just the tip of the iceberg. Most people still don’t know that private companies build and sell profiles about them or that many retailers charge different prices based on these data profiles.

Come si dice in questi casi: se non paghi il prodotto, sei tu il prodotto! In cambio dell’utilizzo gratuito di alcuni software regaliamo la radiografia della nostra vita a degli sconosciuti. Perdendo il controllo di queste informazioni.

Quando se ne parla i più dicono: non ho nulla da nascondere. Certo, non hai assassinato nessuno. Ma questo non vuol dire che tu non possa ricevere dei danni dal mettere in mostra la tua vita. Potresti NON essere assunto in un’azienda per una foto goliardica su Facebook o vederti innalzare il premio di un’assicurazione perché dalla tessera del tuo supermercato risulta che acquisti troppi alcolici…

Read More

A cosa stai pensando?

moralista_fbFacebook è un non luogo pensato per essere sempre positivo ed autocelebrativo. Manca il pulsante non mi piace per pubblica scelta del suo fondatore, Mark Zuckerberg. Per alcuni – o forse per molti – diventa una continua competizione a mostrare una maschera di se troppo diversa da quel che siamo veramente.

L’abitudine ad utilizzarlo per sfuggire alla realtà di tutti i giorni è molto diffusa. Senza fare ovviamente di tutta l’erba un fascio, troviamo casalinghe disperate che vogliono distrarsi, gente frustrata che trova sfogo insultando il potente o il personaggio famoso di turno, indignados che dietro una comoda tastiera giudicano il mondo. Un mondo abbastanza noioso che alla fine risulta anche sterile.

La simpatica vignetta su prende in giro il bimbominkia tipo che popola Facebook e a mio parere ci riesce anche molto bene.

Il video qui sotto invece, un corto di Shaun Higton, un giovane cineasta che si sta facendo strada.