Spiritoso editoriale di Gramellini sul tramonto del giovane premier.
Mi piace riportarlo per intero:
Spiritoso editoriale di Gramellini sul tramonto del giovane premier.
Mi piace riportarlo per intero:
Volevo buttar giù qualche considerazione sul caos politico e mediatico di quest’ultimo periodo.
Stretti tra un mondo arabo che va a fuoco – vedi la Tunisia, l’Egitto o lo Yemen – ed un mondo occidentale che inizia a recuperare dallo scivolone della crisi dei mutui subprime, anche l’Italia si avvia al redde rationem della Seconda Repubblica.
Nata da Tangentopoli e dalla discesa in campo di Berlusconi, si avvia a tramontare tra l’imperante corruzione e la fine del leader carismatico del centrodestra.
Riflessioni personali.
Il PD perde le elezioni – passate presenti, future – perchè anzichè fare proposte politiche, anzichè immaginare un paese diverso, perde tempo appresso agli scandali, ai gossip, alle prostitute di Berlusconi. Nonostante i Vendola ed i Renzi, anche con la maggioranza in crisi, il centrosinistra resta appannato e marginale.
Di riflesso Berlusconi ha vinto, e stravinto negli ultimi anni alle urne, perchè ha sempre dato una prospettiva. Ha sempre parlato di cambiamento. L’ha saputo raccontare, con tenacia, con forza, con insistenza.
Sarò l’unico ad auspicare la separazione tra Fini e Berlusconi? Non penso.
Non penso nemmeno di essere stato l’unico a vedere la nascita di Pd e PdL come un momento di confusione.
Come tutte le cose imposte dall’alto e non maturate nè volute dalla base. Berlusconi tenta con Fini un deja vù della passata contrapposizione con Casini. Con la differenza che Casini rappresentava un centro che in Italia non interessa più a nessuno. Fini una nuova destra di cui molti sentono il bisogno.
E poi si dice che il cinema in Italia è in crisi. Certo che lo è se non sa esprimersi in maniera matura e se per farlo deve addirittura scimmiottare Death of a President di Range.
La storia è semplice. Sky, rancorosa per l’aumento dell’IVA che ha subito dall’attuale governo1, ha messo in onda un lungometraggio di un abruzzese, Berardo Carboni, dove un depresso identifica in Berlusconi la fonte di tutti i mali e decide di ucciderlo.
- Note all'articoloViviamo in una democrazia occidentale sui generis. Roba da tardo Impero Romano. Rifletteteci.
Al di là dell’Atlantico sono dodici anni che la poltrona di Presidente degli Stati Uniti è contesa tra due famiglie: i Bush ed i Clinton. Certo, ora c’è Obama, ma Hilary Clinton è comunque lì, Segretario di Stato.
In Inghilterra c’è la saga del Labour Party. Tony Blair passa lo scettro a Brown quando ha superato il limite di eccesso di presenza. Concetto tipicamente inglese. Noi non lo comprenderemo mai, quindi inutile tentare.
In Francia c’è un cretino che pensa a tutto meno che al paese. Si sposa con una modella, si mette in mostra in Medio Oriente solo per apparire in televisione, non concludendo nulla. E nel frattempo le periferie delle sue metropoli sono in rivolta.
Quì da noi, tanto per essere originali, dopo l’incessante scontro Berlusconi-Prodi, il secondo vieppiù pugnalato da chiunque potesse infierire, viviamo ora nel dramma da assenza di opposizione. Troppo occupati a sinistra nell’auto-cannibalismo per crescere e decidere che fare da grandi. Il PD, dopo l’umiliante buffone di passaggio, ora si presenta con un segretario a termine. Che, disperato, spara bordate retoriche su qualunque argomento. Tesi già ampiamente rigettate dalla storia negli anni passati.